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Priorità del Gruppo del PPE-DE per la legislatura 2004-2009
up one level

I. UN’ECONOMIA BASATA SULLA CONOSCENZA: PROMUOVERE LA COMPETITIVITÀ


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La competitività è la chiave della vitalità di un’economia. Al fine di consentire all’Europa di adattarsi all’economia globale e di conseguire i propri obiettivi di natura sociale, economica e ambientale, dobbiamo promuovere la competitività dell’Europa e quindi realizzare un mercato veramente unico nei settori della conoscenza e della ricerca.

Tuttavia, in questo campo, l’Europa deve fare di meglio. Per quanto concerne la ricerca, ad esempio, il nostro svantaggio competitivo è evidente: in Europa, la spesa totale per la ricerca continua ad essere modesta e le nostre economie sono meno capaci di sfruttare a livello economico i risultati del lavoro dei nostri ricercatori. Per superare questi punti deboli, l’Europa ha bisogno di maggior innovazione e di una maggior mobilità di persone e di idee.


I. 1. Creare uno spazio di conoscenza: concentrarsi sull’istruzione e sulla formazione continua

La qualità è la chiave della nostra competitività. Il gruppo del PPE-DE sostiene con vigore l’idea della creazione di uno spazio di conoscenza, identificato come priorità dai Consigli europei di Lisbona e di Stoccolma, in quanto consentirà al nostro continente di formare risorse umane altamente qualificate. Nel contesto della nuova economia, nella definizione delle politiche comunitarie, occorre dare priorità all’istruzione, alla formazione e alla promozione della cooperazione con il mercato del lavoro. Sono questi gli elementi chiave che consentiranno di rendere l’Europa un’economia competitiva basata sulla conoscenza, ma anche di consolidare e promuovere fra le nuove generazioni il grande patrimonio offerto dall’identità europea, basato sul rispetto e la promozione della propria diversità.


I.1.1 Sviluppare un’autentica cultura della formazione.


La formazione lungo tutto l’arco della vita è di importanza fondamentale per tutti i cittadini. Si tratta di un elemento fondamentale per lo sviluppo della persona. L’accesso ad un’istruzione efficace e ad una formazione di alto livello qualitativo deve essere migliorato al fine di permettere ai cittadini di svolgere pienamente il proprio ruolo nella società della conoscenza. Tuttavia, il nostro obiettivo va al di là: i sistemi di istruzione e formazione devono tener presente in modo sistematico le specifiche esigenze dei singoli nonché quelle delle imprese europee; le università dovrebbero tener conto di tali esigenze in modo sistematico nel momento in cui definiscono i propri programmi di studio, al fine di conciliare l’istruzione e la formazione di tuuta una vita con le opportunità offerte dal mercato del lavoro. In tal modo, potremo migliorare l’adattabilità e l’ “occupabilità” della forza lavoro – inclusa la generazione più anziana - contribuendo così a ridurre la disoccupazione.


I.1.2 Rendere la Comunità un centro di eccellenza

Affinché i cittadini dispongano di una miglior preparazione e si adattino alle esigenze di un’economia competitiva basata su prodotti ad alto contenuto tecnologico, si dovranno rendere maggiormente competitivi i nostri sistemi di istruzione superiore a livello internazionale, mentre i sistemi di formazione devono aprirsi al mondo intero.

Ci si deve concentrare sulle competenze linguistiche e sulla mobilità in Europa. I cittadini vanno incoraggiati ad apprendere due o più lingue e a studiare all’estero per almeno sei mesi. Anche l’imprenditorialità e l’autoaffermazione andrebbero insegnati già in una fase precoce del processo d’istruzione.

E’ essenziale superare gli ostacoli alla mobilità e sviluppare strumenti politici che la promuovano, specie nei campi della fiscalità, dell’amministrazione, della sicurezza sociale e del riconoscimento di titoli e diplomi.

Particolare risalto andrebbe dato all’utilizzo e alla formazione nel settore delle tecnologie informatiche. Tale settore offre enormi opportunità e costituisce un valido strumento di inclusione sociale, ad esempio per donne e disabili.

I programmi Socrates, Tempus, Leonardo da Vinci, Youth, Erasmus Mundus ed eLearning debbono essere sviluppati e corretti sia relativamente agli obiettivi che agli stanziamenti di bilancio. Si dovrà dare nuovo impulso ad un programma COMETT riportato alla sua forma originaria, secondo obiettivi specifici. Al fine di garantire l'efficienza dei programmi e permetterne lo sviluppo futuro, dovrebbe essere attuata un’analisi comparativa i cui risultati dovrebbero essere resi noti e utilizzati come riferimenti per la successiva programmazione.

Occorre promuovere la cooperazione interuniversitaria, l’istituzione di master comuni, il riconoscimento dei diplomi e lo scambio di esperienze sui metodi d’insegnamento e le conoscenze.


I. 2. Dare priorità alla ricerca quale elemento chiave per la competitività comunitaria

La ricerca influisce in modo significativo sull’andamento dell’economia e sulla competitività dell’Europa, sulla sua posizione commerciale, nonché sulla creazione di posti di lavoro. Tuttavia, in questo settore, l’Europa è rimasta indietro rispetto ai suoi principali concorrenti in termini di investimenti, numero di domande di brevetto e la sua bilancia commerciale per i prodotti ad alta tecnologia è in passivo. Il suo principale punto debole risiede indubbiamente nella frammentazione e nella dispersione delle proprie attività di ricerca. È questo il campo in cui l’Europa può creare un grande valore aggiunto.


I.2.1 Incrementare l’impegno europeo nella ricerca dedicandovi almeno il 3% del PIL

Per essere all’altezza dei concorrenti, è necessario compiere sforzi atti ad incrementare la nostra spesa globale per la ricerca fino ad almeno il 3% del PIL (1/3 da parte dei bilanci pubblici e 2/3 mediante investimenti privati). L’UE spende solo l’1,9% del PIL per la RST (Ricerca e sviluppo tecnologico), a fronte del 2,7% degli Stati Uniti e del 3% del Giappone. E’ di fondamentale importanza agevolare l’accesso delle PMI alle nuove tecnologie, in particolare per le imprese con meno di 9 dipendenti, che incontrano maggiori difficoltà nell’utilizzo delle TIC rispetto alle grandi imprese. È necessario fissare punti di riferimento e migliorare lo sfruttamento industriale effettivo dei risultati ottenuti dall’attività di ricerca. Tale questione è strettamente collegata alla necessità di introdurre un meccanismo di protezione della proprietà intellettuale a livello europeo che sia adeguato e giuridicamente certo, ed in particolare di prendere una decisione sul brevetto comunitario.


I.2.2 Creare uno spazio di ricerca europeo che funzioni

Concentrare gli sforzi della ricerca sulle nuove tecnologie: lo sfruttamento a livello industriale dei risultati ottenuti dalla ricerca scientifica in settori quali la biotecnologia, la tecnologia informatica e le comunicazioni, costituisce la principale forza trainante della crescita economica. Negli anni a venire, la competitività europea dipenderà in modo significativo dalla sua capacità di essere leader nel campo delle nuove tecnologie.

La ricerca di base “Blue sky” deve essere trasformata in una ricerca a valore aggiunto reale. “La ricerca Blue sky di oggi contribuisce a creare le tecnologie applicate di domani”. Per preparare il futuro, dobbiamo sostenere la ricerca di base, tenendo presente che la vita media di un prodotto va gradualmente riducendosi, e occorre accordare maggior priorità al lavoro orientato maggiormente alla clientela.

Occorre promuovere una maggiore cooperazione tra istituzioni pubbliche e private, nonché potenziare le attività di ricerca delle università rendendo inoltre più semplice il trasferimento dei risultati alle società private. Gli incentivi fiscali dovrebbero svolgere un importante ruolo nella promozione della ricerca nel settore privato.

La ricerca in campo medico andrà intensificata al fine di migliorare le terapie ed affrontare nuove sfide nel settore della sanità pubblica, occorrerà dotarsi di fondi adeguati, in particolare per la ricerca sulle malattie rare e dell’invecchiamento, nonché sul fenomeno della resistenza agli antibiotici.

La ricerca sulla qualità dei prodotti alimentari rappresenta un altro punto centrale, in quanto intendiamo fare nostra la priorità di garantire prodotti sani e di alta qualità. Più particolarmente, si dovranno promuovere le imprese produttrici di alimenti biologici.


I. 3. Concentrarsi sulle nuove tecnologie: affrontare le sfide dell’era digitale

Lo sviluppo della tecnologia digitale accelera la convergenza dei mezzi di informazione e rende indispensabile l’elaborazione di norme minime comuni, affinché i materiali audiovisivi possano circolare liberamente. Occorre preservare il diritto ad una politica di sostegno nel settore degli audiovisivi a livello nazionale/europeo, con l’intento di promuovere la diversità culturale.


I.3.1 Esplorare le potenzialità delle biotecnologie

Il PPE-DE ritiene che le nuove tecnologie - e in particolare le biotecnologie - possano contribuire a fornire soluzioni valide ai problemi ambientali e di sviluppo sostenibile, nonché riguardo alla disponibilità a prezzi accessibili di prodotti alimentari che contribuirebbero in misura rilevante al miglioramento della salute umana. Per tali ragioni, occorre promuovere tali tecnologie.

Il nostro gruppo non condivide il parere secondo cui in campo medico, le tecnologie genetiche e le biotecnologie sono associate soprattutto a opportunità, mentre in agricoltura lo sono ai rischi. Il PPE-DE é piuttosto incline a ritenere che in entrambi i campi vi siano importanti opportunità di cui avvalersi, ma anche notevoli rischi che devono essere ridotti tramite una legislazione adeguata. Per quanto concerne i limiti etici nella genetica umana, la posizione del Gruppo si basa sulle decisioni del congresso del PPE “Un’Unione di valori” tenutosi nel 2001 a Berlino.


I.3.2 Rifusione di "Televisione senza frontiere" in una direttiva di portata europea

Il testo della direttiva, finalizzato a promuovere un’ampia collaborazione tra emittenti televisive, deve essere ulteriormente esteso in una direttiva con contenuti validi per tutta l’UE, onde poter gestire meglio la circolazione tra le frontiere di materiali audiovisivi e promuovere un’industria audiovisiva forte e competitiva, in cui il settore privato abbia un ruolo propulsivo. Per prevenire ulteriori carenze europee in campo tecnologico è necessario evitare ritardi nell’adattamento della legislazione europea. Rimangono tuttavia ostacoli giuridici ai mezzi di informazione transfrontalieri (p.es. diritto d’autore).

Tale rifusione dovrebbe tener conto dei cambiamenti tecnologici e del mercato. Ciò significherebbe, da un lato, l’esigenza di applicare i principi fondamentali europei comuni (diritti umani, tutela dei minori, ecc.) a tutti i contenuti dei servizi audiovisivi e, dall’altro, l’esigenza di adeguare o eliminare norme superate ed eccessivamente dettagliate, che al giorno d’oggi non hanno più motivo di essere (alcune norme sulla pubblicità, quote obbligatorie, ecc.).

Devono essere elaborate nuove forme di autoregolamentazione controllata per i nuovi mezzi d’informazione: forme alternative di regolamentazione e di standardizzazione sembrano fornire un mezzo efficace e meno burocratico di colmare le lacune della legislazione nazionale ed europea, ad esempio in tema di tutela dei consumatori

I programmi esistenti nel campo degli audiovisivi vanno seguiti ed ampliati, specialmente l’iniziativa audiovisiva i2i della BEI e il programma MEDIA, allo scopo di incrementare la circolazione delle opere europee al di fuori del loro paese di origine.

Al fine di assicurare un continuo sviluppo del sistema duale delle emittenti europee, eliminando le attuali distorsioni della concorrenza, gli Stati membri devono, ai sensi del protocollo di Amsterdam, definire chiaramente ed espressamente i compiti di servizio pubblico delle emittenti pubbliche al fine di giustificare il finanziamento pubblico.


I.3.3 Sviluppare una nuova generazione di telecomunicazioni


Al fine di migliorare la competitività europea nel campo delle telecomunicazioni, miriamo a promuovere l’attuazione di una legislazione in materia di telecomunicazioni. Sembra altresì fondamentale garantire la sicurezza su Internet, un aspetto che attualmente pone notevoli ostacoli allo sviluppo delle attività di commercio elettronico.

Favorire l’introduzione del sistema di telecomunicazione 3G rappresenta una questione fondamentale per la competitività europea. Tuttavia, è altrettanto importante consentire un consolidamento senza intoppi degli operatori sul mercato, nonché un commercio secondario dello spettro 3G. Sarà altresì necessario definire le regole per la condivisione di un’infrastruttura di rete mobile.

Una priorità del gruppo PPE-DE è la promozione di migliori connessioni e infrastrutture a banda larga e il miglioramento dell’informatizzazione dei contenuti nella pubblica amministrazione, nella sanità e nell’istruzione, al fine di facilitare l’accesso alle informazioni e fornire migliori servizi ai cittadini.


I. 4. Costruire un’economia europea di qualità e orientata all’imprenditorialità

Al fine di poter affrontare la concorrenza a livello mondiale, le aziende necessitano anche di un ambiente giuridico e fiscale di qualità e orientato al sostegno dell’imprenditorialità. Grande risalto deve essere accordato ad un’applicazione efficace e tempestiva della strategia di Lisbona e alla creazione di un quadro operativo delle imprese che sia stimolante.


I.4.1 Applicare la strategia di Lisbona di riforme strutturali: stilare una chiara tabella di marcia

Relativamente all’applicazione del programma di Lisbona, vi sono da parte degli Stati membri chiari segnali di inerzia politica e ripiegamento riguardo alle riforme strutturali essenziali. Onde poter assicurare l’introduzione tempestiva delle riforme, è necessario tracciare una chiara tabella di marcia.

Occorre un nuovo Piano d’azione in materia di riforme strutturali (PARS) che fissi un calendario rigoroso da completare appieno entro il 2010. Occorre altresì incentrarsi maggiormente sugli obiettivi di Lisbona e in particolare sui seguenti settori: gli investimenti pubblici e privati, in particolare nelle risorse umane e nella ricerca e sviluppo, la promozione dell’imprenditorialità nella società europea, il sostegno alle PMI e una riduzione generale dell’imposizione fiscale nell’UE.

Un’adeguata tutela della proprietà intellettuale: mentre la proposta della Commissione sul brevetto europeo è stata discussa per anni senza che ad oggi si sia trovata una soluzione finale, l’elaborazione di un concetto assolutamente nuovo di tutela della proprietà intellettuale potrebbe rappresentare l’uscita da questo vicolo cieco.
Il nostro gruppo intende promuovere un’iniziativa volta a realizzare un nuovo brevetto europeo, coerente e più accessibile, che rappresenti una via di mezzo tra l’approccio garantista americano e l’approccio europeo, che offra incentivi agli investimenti. Altre direttive sulla proprietà intellettuale (software o marchi commerciali) andranno riviste di conseguenza.

Completamento della liberalizzazione del mercato energetico: attualmente, l’UE sta lavorando ad una deregolamentazione totale, nell’intento di introdurre condizioni e regole uniformi nei settori dell’elettricità e del gas, i due principali monopoli tuttora esistenti nel mercato interno. Sia gli utenti privati, sia gli utenti business debbono essere posti in condizione di scegliere liberamente i fornitori in base alle proprie esigenze. Occorre un quadro giuridico armonizzato, nel cui ambito venga assicurato un adeguato servizio pubblico.

Al fine di ridurre i costi del capitale economico in un ambiente finanziario che cambia rapidamente, occorre creare un forte mercato paneuropeo dei capitali. Per noi è prioritario assicurare il completamento tempestivo del Piano d’azione sui servizi finanziari al più tardi entro il 2005, come indicato nelle conclusioni di Lisbona. Tale processo deve introdurre un sistema di informazione finanziaria trasparente, che consenta un’effettiva comparabilità dei risultati delle imprese e che fornisca una supervisione prudenziale adeguata e completa. Parallelamente a ciò, le nuove norme sul diritto contrattuale devono essere estese ad altre fonti: obbligazioni, ricerca di valori immobiliari e contratti di assicurazione.


I.4.2 Governance delle imprese: creare condizioni e regole uniformi nel campo del diritto societario


Come risultato delle discrepanze presenti nel diritto societario – con tutte le possibili combinazioni quanto a struttura, contabilità e contestabilità del controllo - talune imprese non riescono a trarre pieno vantaggio dal mercato interno, mentre altre godono di vantaggi eccessivi. S’impone quindi un’armonizzazione che consenta di creare condizioni e regole uniformi per le imprese europee.

È necessario promuovere nuove iniziative atte a sostituire la quinta direttiva quadro sul diritto societario, su cui non è stato possibile trovare una posizione comune. Occorrerà altresì istituire un quadro giuridico della società europea, che consenta ad esempio la creazione di una nuova società europea non originata dalla fusione di aziende preesistenti.

La seconda relazione Winter, pubblicata nel novembre del 2002, contiene proposte concrete: il nostro gruppo, che deve ancora definire la propria posizione in materia, presenterà nuove iniziative sulle società per azioni, nonché sulle società a responsabilità limitata, per le quali è necessario fissare regole comuni più flessibili, che consentano alle PMI di trarre beneficio dal mercato interno.


I.4.3 L’imprenditorialità e un ambiente positivo per le PMI

Al fine di poter affrontare la concorrenza nell’economia globale, le imprese necessitano anche di un ambiente giuridico e finanziario, di infrastrutture e di sistemi fiscali di qualità. Occorre dare una forte enfasi alla creazione di un ambiente favorevole alle imprese.
A tal fine è necessario innanzitutto eliminare le sovvenzioni, le barriere occulte e altre distorsioni del mercato e fidarsi di efficaci regole di concorrenza.

Tuttavia, la nostra massima priorità è creare un ambiente favorevole alle imprese al fine di migliorare la situazione delle imprese europee, in particolare riducendo al minimo le lungaggini burocratiche ed effettuando una valutazione sistematica dell’impatto sulle imprese dei costi originati dai provvedimenti adottati in campo legislativo.

Il PPE-DE intende promuovere la creazione di nuove imprese, riducendo gli ostacoli amministrativi e favorendo l’accesso al capitale di avviamento e di rischio. In questo campo occorre esaminare tutti i vari modelli esistenti di promozione della creazione d’impresa e promuovere lo scambio delle migliori pratiche tra gli Stati membri.

L’imprenditorialità, l’indipendenza e la responsabilità andranno promossi già ai primi livelli d’istruzione.

Creare un quadro migliore per le PMI: le piccole e medie imprese sono il vero motore dell’economia europea. Più del 99% delle imprese nell’UE sono PMI. Il 66% della forza lavoro è occupata nelle PMI che forniscono quindi un importante contributo alla crescita economica. Pertanto, è di fondamentale importanza proteggere e promuovere le PMI nell’UE e al contempo non caricarle di inutili prescrizioni amministrative. L’attuazione della carta delle PMI costituisce un prerequisito per il raggiungimento degli obiettivi di Lisbona.

Ciò include anche:
  • introdurre regole flessibili per il mercato del lavoro;
  • eliminare i vincoli burocratici e migliorare l’accesso all’informazione.
  • migliorare l’accesso al credito e al mercato dei capitali;
  • promuovere investimenti di qualità nella ricerca e nella tecnologia;
  • promuovere l’innovazione

I.4.4 Creare un mercato integrato dei servizi

Un processo equo e bilancio di liberalizzazione del mercato dei servizi, volto ad evitare la concorrenza sleale, dovrebbe assicurare la fornitura di beni e servizi a prezzi ragionevoli ai cittadini e alle società di tutta l’UE.


I.4.5 A favore di un regime fiscale competitivo e meno tasse

Il principio di una riduzione dell’imposizione fiscale è uno dei capisaldi del modello economico del PPE-DE, perché tutti i partiti del centro o di centro-destra mirano a creare ricchezze nell’economia e a promuovere l’iniziativa privata. Un eccessivo onere fiscale è negativo per il settore privato e per gli individui e comporta un maggiore coinvolgimento dello stato negli affari economici a discapito dell’imprenditorialità.

Oltre ad essere complessi e discordanti, i vari regimi fiscali costituiscono altresì un ostacolo evidente alle attività transfrontaliere e alla libera circolazione di merci, persone e capitali. Pertanto, la riforma dei regimi fiscali andrà promossa, così come dovrebbe essere accelerata l’adozione di un sistema IVA definitivo basato sul principio del paese d’origine. In questo modo i sistemi fiscali degli Stati membri UE saranno neutri e competitivi.

Il nostro obiettivo sono sistemi fiscali equi ed efficaci. Il nostro modello si basa su una definizione coordinata della base imponibile di imposte relative al mercato unico, lasciando agli Stati membri la libera scelta dell’aliquota da applicare. Ciò creerà una sana competizione fiscale, in quanto consente alle imprese di scegliere da quale paese operare in un ambiente più trasparente e effettuare delle ristrutturazioni, qualora fosse necessario, riducendo i vincoli amministrativi. Ciò darà anche nuovo impulso alle attività transfrontaliere garantendo un’efficace distribuzione dei capitali, dando una forte spinta a tutta l’economia. Le imposte non determinanti per il buon funzionamento del mercato unico dovrebbero essere di esclusiva competenza degli Stati membri.

La creazione di un sistema di tassazione diretta delle aziende, che promuova le attività transfrontaliere e l’abbattimento di ostacoli fiscali che mettono a repentaglio il corretto funzionamento del mercato interno, permettendo alle imprese che si sono riunite dando luogo ad una Società europea di poter creare una base imponibile consolidata o dando tale scelta ad imprese operanti in diversi Stati, costituiscono importanti priorità del nostro gruppo.

La strategia della tassazione dei redditi da risparmio, decisa a Feira, deve essere finalmente adottata, eliminando definitivamente i paradisi fiscali dal territorio europeo.

Un sistema IVA definitivo, basato sul principio del “paese d’origine”, rappresenta l’approccio migliore per eliminare le turbative esistenti nel mercato interno. Ci opponiamo al nuovo approccio della Commissione, finalizzato unicamente a “migliorare il sistema di transizione” introdotto ai sensi della sesta direttiva IVA.


I.5 A favore di una politica europea dei trasporti competitiva: garantire collegamenti efficienti

In un’Unione allargata, i collegamenti di trasporto rapidi ed efficienti avranno un forte impatto sulla competitività dell’economia europea, considerato che le Reti transeuropee nel settore dei trasporti (TEN) gestiscono circa la metà dell’intero traffico di merci e di passeggeri. Si tratta di vere e proprie linee di comunicazione vitali per l’UE. Dovranno essere eliminate le strozzature restanti nelle reti di trasporti, cancellando il crescente divario tra modi di trasporto e tra regioni.

Occorre estendere le reti transeuropee al fine di portare le reti di trasporto dei nuovi Stati membri ad un livello elevato e realizzare collegamenti efficaci alle reti esistenti nei 15 Stati membri. Nel contempo deve essere assicurata una concorrenza leale tra i vari modi di trasporto ed i costi della realizzazione e della manutenzione delle TEN dovranno essere a carico degli utilizzatori del servizio.

Al fine di introdurre un mercato ferroviario nell’Unione, le reti ferroviarie nazionali debbono essere aperte; va inoltre favorito l’accesso al mercato di nuove imprese ferroviarie.

Per poter fornire condizioni concorrenziali ragionevoli sia per i fornitori dei servizi di trasporto che per gli utenti, i rapporti con paesi terzi, specialmente in materia di trasporto aereo e marittimo, devono essere gestiti a livello comunitario. Deve essere garantita la realizzazione del principio del mercato unico anche attraverso la creazione di un cielo unico europeo, con un controllo uniforme del traffico aereo.

Un livello elevato di sicurezza nei trasporti marittimi, aerei e ferroviari costituisce un aspetto importante di una politica globale dei trasporti. Occorre applicare le normative in materia di sicurezza in modo efficiente, armonizzando le sanzioni applicabili in caso di inosservanza. Dovrà essere valutata l’attività di una nuova Agenzia ferroviaria europea, finalizzata a garantire la sicurezza in tutto il territorio comunitario.


II. SVILUPPO SOSTENIBILE: COSTRUIRE PER IL FUTURO

Vogliamo una politica omnicomprensiva, basata su un’economia di mercato dinamica, responsabile da un punto di vista sociale ed ambientale. La nostra visione è fondata sul principio dello sviluppo sostenibile, che deve permeare tutti i settori legislativi, dalla politica ambientale a quella regionale, alla politica economica, energetica, dei trasporti o agricola, nonché la politica commerciale. Per poter costruire per noi e per le generazioni future un’Unione competitiva e sana da un punto di vista ambientale, abbiamo bisogno di rafforzare il legame tra un ambiente sano ed un’economia forte.

Le opportunità derivanti dall’introduzione graduale di un modello di crescita economica a lungo termine che tenga conto degli aspetti ambientali e sociali sono immense, poiché tale processo avrà l’effetto di incentivare lo sviluppo della ricerca, dell’industria e di nuove tecnologie, consentendo quindi la creazione di nuovi posti di lavoro. Tuttavia, il concetto di sviluppo sostenibile non può essere semplicemente imposto dall’alto. Un’eccessiva regolamentazione andrebbe a discapito dei risultati.

Riteniamo che la chiave del successo risieda nei seguenti fattori:
  • sussidiarietà e responsabilità locale: disposizioni legislative troppo dettagliate e/o un’impostazione centralistica eccessiva sarebbero controproducenti. Riteniamo che gli enti locali siano i più idonei a determinare ciò che è necessario e fattibile all’interno di una determinata regione. Basandosi su obiettivi quadro, essi si trovano nella posizione migliore per decidere le azioni concrete ed i mezzi per attuarle;

  • obiettivi legislativi realistici che consentano la flessibilità in sede di attuazione: porsi obiettivi è inutile se non possono essere attuati in alcun modo. Il realismo è il primo passo verso il successo: pertanto, la legislazione deve lasciare spazio di manovra al fine di adattarsi al contesto locale e alle specificità regionali. Ciononostante, l’UE dovrà controllare in modo approfondito l’attuazione degli obiettivi;

  • promozione dell’iniziativa privata e fiducia negli imprenditori: è essenziale persuadere il settore privato dei vantaggi a lungo termine della competitività consentiti dai metodi di produzione “sostenibili” e grazie all’impiego di tecnologie “ecocompatibili”, ricorrendo a incentivi fiscali, piuttosto che a sovvenzioni, le quali tendono a limitare l’assunzione di rischi e la creatività dei singoli, nonché mediante la promozione di accordi su base volontaristica e attraverso strumenti di mercato volti a migliorare la competitività delle imprese con un’elevata efficacia in termini ambientali.

  • informazione e formazione dei cittadini: assicurare un’informazione adeguata è fondamentale per aumentare la consapevolezza dei cittadini nei confronti delle questioni legate all’ambiente.

II. 1. Promuovere il patrimonio ambientale comunitario

Le nostre scelte guardano al futuro. Il gruppo del PPE-DE si schiera senza indugi a favore di un ambiente più pulito e dello sviluppo sostenibile. La tutela dei cittadini, dell’ambiente in cui vivono e del loro patrimonio storico e naturale, deve essere al centro delle politiche europee. Il cambiamento climatico e le sue possibili conseguenze, l’inquinamento atmosferico nelle città, il deterioramento dell’ambiente urbano e gli effetti secondari prodotti dalla crescita e altri tipi di inquinamento, hanno un forte impatto sulla vita dei cittadini in termini economici, sociali e sanitari. Tutto ciò impone una risposta rapida e decisa.


II.1.1 Promuovere un ambiente sano: dare corpo al principio del diritto ad un ambiente sano


Le recenti catastrofi naturali (p.e. alluvioni, maltempo) hanno sollevato serie preoccupazioni circa le ripercussioni del cambiamento climatico. Analogamente, il naufragio della petroliera Erika al largo delle coste francesi e, successivamente, con modalità simili, il naufragio della Prestige hanno evidenziato la necessità di rafforzare il sistema della responsabilità ambientale. Per la qualità della vita dei cittadini europei, come per quella delle generazioni future, è nostro dovere fornire un meccanismo che dia sostanza al diritto ad un ambiente sano.

Un’adeguata attuazione ed un attento monitoraggio della severa legislazione ambientale europea, unitamente ad una miglior valutazione di quella futura, costituiscono prerequisiti fondamentali per essere all’avanguardia nella tutela ambientale a livello mondiale.

Un sistema efficace di responsabilizzazione in materia di ambiente darebbe sostanza al diritto dei cittadini ad un ambiente sano. Un siffatto sistema, genuinamente fondato sulla responsabilità ambientale e sul principio “chi inquina paga”, dovrebbe prevedere verifiche, sanzioni e compensazioni adeguate.

La lotta al cambiamento climatico resta un’alta priorità. Nell’assumersi l’impegno prescritto dal protocollo di Kyoto di ridurre le proprie emissioni di gas con effetto serra dell’8% entro il 2010, l’Europa ha fatto una chiara scelta orientata al futuro e per un mondo più pulito. Il nostro gruppo è favorevole alla realizzazione di una tabella di marcia europea per un’attuazione rapida e concreta del Protocollo di Kyoto. In tal modo verrà promossa un’iniziativa politica globale finalizzata a rendere l’UE leader mondiale in questo campo.

Un ulteriore aspetto su cui concentrarsi è il miglioramento della qualità ambientale delle aree urbane. Attualmente, l’80% della popolazione vive in aree urbane ed è costantemente soggetta a fattori nocivi per la salute pubblica (inquinamento acustico ed atmosferico, traffico, rifiuti, allergie e stress). In particolare, è necessario compiere ingenti sforzi in materia di qualità dei carburanti e motori puliti, nonché nel settore degli investimenti per la riduzione del consumo dei veicoli. Devono essere condotte campagne di sensibilizzazione pubblica al fine di promuovere l’uso di energie rinnovabili. Nel pieno rispetto del principio di sussidiarietà, è altresì importante promuovere una pianificazione urbanistica razionale atta a salvaguardare l’ambiente urbano.

La biodiversità dell’UE è il patrimonio nei nostri cittadini. Con l’adesione dei nuovi Stati membri aumenterà in modo significativo il numero di paesaggi, foreste e zone umide intatte. E’ nostra responsabilità preservare tali siti e conservarli per le generazioni future.

Il PPE-DE esprime la sua ferma determinazione a realizzare un’azione comune mirata ad accrescere il contributo della scienza e della tecnologia per lo sviluppo sostenibile e, più specificatamente, a promuovere una migliore comprensione dei legami tra l’ambiente e gli sviluppi tecnologici.


II.1.2 Promuovere la produzione di energia pulita e una politica dei trasporti sostenibile

La lotta al cambiamento climatico costituisce per l’Unione ad un tempo una priorità assoluta ed una sfida fondamentale. L’Unione europea è un’economia in cui dominano settori ad alto consumo di energia: il consumo di energia aumenta ogni anno di una percentuale compresa tra l’1 e il 2% e riguarda per lo più combustibili fossili. Il 94% del CO2 originato in Europa dalle attività umane può essere attribuito al settore energetico. Questa situazione non è sostenibile nel lungo periodo: l’Europa ha urgente bisogno di rivedere il proprio sistema di approvvigionamento di energia.

Deve essere incoraggiato l’utilizzo di fonti di energia nuove e rinnovabili. Dobbiamo evidenziare le opportunità di investimento nel settore delle energie rinnovabili e sostenere l’accesso al finanziamento di progetti in settori chiave, quali lo sfruttamento dell’energia solare, eolica e della biomassa, al fine di promuovere l’adozione e la diffusione di tali fonti di energia.

Ciononostante, il nostro spazio di manovra è ristretto: oltre a promuovere la riduzione della domanda finale di energia nella nostra economia e a garantire una miglior efficienza energetica, abbiamo bisogno di mantenere la quota di energia nucleare, rispettando rigorosamente standard di sicurezza elevati e le scelte nazionali.

Occorre sviluppare reattori più efficienti e a minor costo, intensificando la ricerca sia nel settore dei reattori di fissione che nel campo della gestione dei combustibili irradiati e dei rifiuti nucleari. Nel far ciò, dobbiamo inoltre ottenere che i nuovi Stati membri applichino gli stessi standard di sicurezza nucleare e che ottemperino esattamente ai propri impegni di chiusura di vecchi impianti.

Una politica dei trasporti nuova e più orientata alla conservazione dell’ambiente richiede che si spezzi il collegamento tra crescita costante dei trasporti e crescita economica. La riduzione della pressione sull’ambiente e la prevenzione della congestione sono provvedimenti che impongono cambiamenti profondi ai nostri mezzi di trasporto e alle nostre abitudini in quest’ambito: soprattutto è necessario un uso più razionale dei diversi mezzi di trasporto. Ciò comporta il passaggio a modi di trasporto meno inquinanti, specialmente nelle aree urbane, mentre il trasporto a lunga distanza delle merci deve privilegiare mezzi di trasporto rispettosi dell’ambiente (ferrovie, navigazione interna e trasporto di cabotaggio).

Una realizzazione bilanciata delle reti transeuropee (TEN), atta ad invertire il crescente squilibrio tra regioni e a favorire lo sviluppo economico nelle regioni periferiche, specialmente nei nuovi Stati membri, deve essere associata allo sviluppo di un sistema di trasporti efficiente sotto il profilo dei costi.


II. 2. Promuovere una crescita sostenibile in una società con un livello di integrazione più elevato

Per poter progredire nella crescita sostenibile in una società con un livello di integrazione più elevato, occorre mantenere la stabilità macroeconomica, favorire gli investimenti e ridurre i tassi di disoccupazione eccessivamente elevati. Secondo la nostra visione, è il libero mercato – e non lo Stato – che può offrire crescita, opportunità per tutti e progresso sociale. Questo perché un vero progresso in campo sociale significa soprattutto creare occupazione. Un’economia di mercato, basata sui principi della responsabilità individuale, sulla concorrenza e su un’autentica responsabilità sociale è il miglior modo per promuovere una maggiore crescita in una società con un alto livello di integrazione sociale.


II.2.1 Garantire crescita e investimenti maggiori: migliorare il quadro operativo delle imprese

Per incoraggiare la crescita economica e gli investimenti sono necessarie ulteriori misure atte a migliorare il quadro operativo delle imprese e a liberalizzare il mercato.

La valutazione dell’impatto sulle imprese dei costi originati dai provvedimenti adottati in campo legislativo ed ambientale deve essere eseguita in modo sistematico e devono essere eliminate le lungaggini burocratiche e le prescrizioni amministrative farraginose, così dannose per le PMI. Bisogna incoraggiare la creazione di nuove imprese e favorire l’accesso al capitale di avviamento e di rischio: è necessario facilitare la creazione d’impresa in Europa.

E’ necessario promuovere l’erogazione di servizi pubblici da parte del settore privato, ampliando in tal modo le possibilità di scelta per il consumatore. La concorrenza aiuterà a ridurre i prezzi e a migliorare la qualità dei servizi, mentre i governi fisseranno gli standard in modo da garantire un’erogazione equa ed universale dei servizi di interesse generale.


II.2.2 Creare occupazione ed assicurare il sostegno reciproco

Creare occupazione è fondamentale per la sopravvivenza dell’Europa. Inoltre, da un punto di vista sociale, è sicuramente più accettabile creare posti di lavoro, piuttosto che eliminarli. In gran parte dell’Europa vi sono livelli di disoccupazione inaccettabili, socialmente intollerabili e finanziariamente insostenibili. Pertanto, la nostra politica mira a migliorare le opportunità per i disoccupati, ad accelerare le riforme dei mercati del lavoro, a promuovere gli investimenti in risorse umane e la formazione lungo tutto l’arco della vita. E’ necessario pertanto eliminare gli ostacoli amministrativi ad un mercato del lavoro più flessibile e fornire una formazione sistematica per poter incrementare il dinamismo e garantire qualifiche adeguate al mercato del lavoro. Eventuali misure passive, volte a sostenere i disoccupati, possono essere viste solo come soluzioni a breve termine.

Al fine di conseguire gli obiettivi di Lisbona e aumentare la produttività, è importante concentrare gli sforzi sul miglioramento della flessibilità e della sicurezza sul luogo di lavoro, sulla promozione dell'’imprenditorialità, nonché sull’accrescimento dell’occupabilità dei disoccupati e dell’integrazione delle persone socialmente emarginate.

Alcune disposizioni fondamentali del sistema di previdenza sociale devono essere mantenute a favore di coloro che non sono in grado di sostenersi autonomamente, benché sembra necessario riformare i meccanismi attualmente in vigore. Il principio del sostegno reciproco deve rimanere alla base del modello sociale europeo. I cittadini hanno diritto a contare sul sostegno nazionale e sulla solidarietà nei momenti di difficoltà dovuti a malattia, disoccupazione o altri rischi che possono comportare una riduzione delle loro risorse e di quelle delle loro famiglie.


II.2.3 Integrazione sociale


Noi miriamo alla qualità delle opportunità. Il principio fondamentale della nostra politica è di non bloccare o lasciare indietro nessuno. In vista dell’obiettivo di un’Unione armonica e socialmente integrata, il nostro obiettivo è che vi siano “condizioni eque per tutti”. Al fine di raggiungere tale obiettivo, occorre dare particolare risalto alla lotta all’esclusione sociale, che colpisce oggi più che mai molte persone, sia anziani sia giovani e minoranze.

Le aspettative dei giovani vanno considerate con particolare attenzione. Il programma “Youth” deve concentrarsi maggiormente sulle persone che affrontano difficoltà nella loro integrazione economica e sociale. Si dovrebbe dare maggiore riconoscimento al ruolo sociale dello sport, sfruttandone meglio le potenzialità come strumento di partecipazione alla vita sociale e alla lotta all’esclusione ed alla xenofobia.

Il ruolo sociale e formativo dello sport, come fattore di integrazione e partecipazione alla vita sociale, come mezzo per la promozione della tolleranza, del fair play, del rispetto delle regole e delle differenze, nonché come mezzo per combattere l’esclusione, la xenofobia e il razzismo, dovrebbe essere valorizzato e sfruttato al meglio. Il trattato dovrebbe riconoscere esplicitamente la natura specifica dello sport con riguardo al suo ruolo sociale. Si dovrebbe altresì porre maggiormente l’accento sul ruolo dello sport nell’istruzione, collegandolo a programmi formali nell’istruzione (programmi scolastici) o a attività informali (promozione del volontariato e del ruolo delle associazioni o federazioni sportive), tutte politiche generalmente promosse e sostenute dal gruppo del PPE-DE. Un’altra priorità riguarda le misure per la lotta al doping nello sport.

Una qualità di vita elevata per gli anziani, che rappresentano una percentuale crescente della popolazione, deve costituire una priorità. Tuttavia, troppi anziani vivono in condizioni di isolamento e povertà. Le loro particolari esigenze ed aspettative devono essere integrate nella definizione delle politiche europee.

La promozione delle pari opportunità per le donne e l’eliminazione di ogni forma di discriminazione vanno perseguite nelle politiche comunitarie. È fondamentale adottare provvedimenti concreti, come il miglioramento dell’accesso a strutture di assistenza all’infanzia, un maggiore sostegno alle madri e una riduzione dei loro contributi di sicurezza sociale al fine di conciliare la vita professionale e quella familiare.

A seguito delle decisioni approvate in occasione del Consiglio europeo di Barcellona, l’adozione di tali misure contribuirà alla lotta contro la povertà e l’esclusione sociale. Lo sradicamento della povertà e la promozione dello sviluppo sociale, nonché il miglioramento della salute, rappresentano alcune delle sfide principali relativamente alla dimensione globale dello sviluppo sostenibile.


II. 3. Affrontare le sfide derivanti dall’invecchiamento della popolazione

L’aumento dell’aspettativa di vita, ossia il numero crescente di pensionati, rispetto alla popolazione attiva, ha sottoposto ad una fortissima pressione finanziaria i regimi pensionistici pubblici. Nell’UE, la percentuale di persone che vivono di pensioni di vecchiaia sarà più che raddoppiata dal 24% del 2000 al 49% nel 2050; in altre persone l’UE passerà da una situazione in cui vi sono 4 persone in età lavorativa per ogni pensionato da una situazione in cui vi saranno soltanto 2 persone in età lavorativa per ogni pensionato. Pertanto, occorre attuare urgentemente riforme decise, se si vuole che i sistemi pubblici di sicurezza sociale siano finanziariamente sostenibili nel lungo periodo. Per affrontare le conseguenze derivanti dalle variazioni demografiche, gli Stati membri dovrebbero adottare una serie di misure che non si escludano a vicenda ma siano complementari, in modo da consentire almeno in parte il ripristino dell’equilibrio finanziario.


II.3.1 L’età del pensionamento dovrebbe essere innalzata1. Poiché vivono più a lungo, per aver diritto a ricevere l’intero importo della pensione, le persone dovrebbero anche lavorare e contribuire ai sistemi previdenziali nazionali per un periodo di tempo maggiore.


II.3.2 La partecipazione degli ultracinquantacinquenni al mercato del lavoro andrebbe incrementata. Nella maggior parte dei paesi europei, la partecipazione delle persone al di sopra dei 55 anni al mercato del lavoro è relativamente modesta, soprattutto per via della possibilità di ricorrere al prepensionamento, un’opzione estremamente costosa. Pertanto, i casi di pensionamento anticipato andrebbero ridotti il più possibile, ad esempio mediante incentivi fiscali e l’innalzamento dell’età pensionabile.


II.3.3 Si deve appoggiare con forza i fondi pensione. Una soluzione sostenibile al problema del finanziamento delle pensioni richiede un equilibrio adeguato tra piani pensionistici pubblici, aziendali e privati. La quota dei regimi di tipo ridistributivo dovrebbe essere gradualmente ridotta, garantendo nel contempo la solidarietà nazionale mediante un’adeguata erogazione delle prestazioni pensionistiche pubbliche.


II.3.4 Si deve considerare l’esigenza di favorire la natalità. L’immigrazione non è una soluzione a lungo termine per fronteggiare le conseguenze delle variazioni demografiche. Una soluzione sensata consiste nell’incoraggiare la crescita demografica, creando un ambiente a ciò idoneo, specialmente per le donne che desiderino lavorare.


II.4. Mantenere vive le regioni: costruire un’Unione più prospera lavorando insieme

Le politiche di coesione economica e sociale dell’UE rivestono attualmente un ruolo importante per consentire lo sviluppo delle regioni, per ridurre il divario di sviluppo tra loro esistente e per permettere alle regioni di vivere e prosperare. Tali politiche costituiscono pertanto un elemento chiave nel processo finalizzato ad ottenere un’Unione europea stabile, con un alto livello di integrazione e coesione sociale.


II.4.1 Adattare le politiche economiche e di integrazione sociale ad un nuovo contesto geografico

Nell’Unione allargata, “realizzare la coesione” costituisce una sfida sempre più impegnativa per le politiche strutturali. Nella prossima legislatura, l’Unione affronterà la sfida di dover riconciliare due necessità fondamentali: solidarietà verso i nuovi Stati membri e sostegno allo sviluppo strutturale delle regioni attualmente meno favorite.

Le politiche strutturali debbono essere rivalutate al fine di rispondere alle esigenze crescenti in materia di infrastrutture e di sviluppo sociale a fronte di una disponibilità di mezzi finanziari proporzionalmente minori. Poiché con l’allargamento aumentano le differenze di sviluppo tra le regioni, la realizzazione dei nostri obiettivi di coesione richiede maggiore efficienza e solidarietà.

Per la ridefinizione della tabella finanziaria della politica di coesione comunitaria, è necessario un migliore coordinamento politico, che tenga conto del nuovo quadro geopolitico europeo e occorre dare priorità ad un uso ottimale delle risorse regionali. Devono essere fissate le condizioni quadro per lo sviluppo delle infrastrutture e per i progetti sostenibili, monitorandone attentamente l’attuazione. Eventuali fattori che possano ritardarne la realizzazione dovranno essere eliminati - non basta correggerne gli effetti – e si deve altresì garantire la trasparenza nell’assegnazione dei fondi.


II.4.2 Sviluppare un turismo sostenibile e di qualità

Il turismo occupa fino al 5% della forza lavoro comunitaria e ha un impatto significativo sui livelli occupazionali regionali. Per incrementare il potenziale turistico europeo e promuovere nel contempo il patrimonio storico, culturale e gastronomico delle regioni europee, l’UE dovrebbe essere messa in condizioni di coordinare gli sforzi per un turismo dinamico e di qualità, mediante una selezione delle migliori pratiche.


II.4.3 Promuovere una cultura europea


La ricchezza dell’Europa risiede nella sua specificità e diversità culturale. Occorre preservare questo patrimonio comune ed è necessario istituire uno spazio culturale europeo con una presenza visibile. La cultura regionale e le lingue dell’Europa, nonché l’individualità che essa esprime nei settori dei mezzi d’informazione e cinematografico, devono essere promosse in modo deciso. Le emittenti radiofoniche e televisive pubbliche, il cui ruolo nella preservazione della diversità culturale è riconosciuto dal trattato di Amsterdam, dovrebbero dare prova di un impegno concreto in tale area.

L’approccio verso il patrimonio storico e culturale dell’Europa dovrebbe includere misure specifiche a favore dell’Europa centrale ed orientale, aree che sino al ripristino della democrazia pluralistica, sono spesso state cadute in dimenticanza.

A tal fine, il programma quadro “Cultura 2000” deve essere rielaborato per migliorarne l’operatività e l’adattamento alle aspettative dei cittadini.

La competitività del settore culturale andrà rafforzata tenendo conto anche degli aspetti culturali nei progetti sostenuti nel quadro dei fondi strutturali.

Il principio di votazione a maggioranza qualificata deve essere esteso alla politica culturale nel contesto dell’articolo 151 del TUE e occorre porre rimedio all’anomalia della procedura di codecisione combinata con la votazione all’unanimità.


II.5. Sviluppare un’agricoltura fattibile e sostenibile

Sviluppare un’agricoltura sostenibile in Europa è il mezzo di cui disponiamo per far sì che le generazioni future possano anch’esse godere dei benefici delle eccezionali risorse naturali europee. Allo stesso tempo, la sostenibilità rispecchia le preoccupazioni dei consumatori, particolarmente in materia di sicurezza e di qualità dei metodi produttivi.

In considerazione del fatto che Agenda 2000 scadrà nel 2006, la priorità sarà formulare linee politiche per un sistema globale e a lungo termine per un’agricoltura fattibile e sostenibile.

Le sfide che dobbiamo affrontare sono tre: la prima, di natura economica, consiste nel rafforzamento della competitività del settore agricolo; la seconda, di natura sociale, riguarda il miglioramento delle condizioni di vita e delle opportunità economiche delle aree rurali; la terza è la sfida ecologica, che ci impone di promuovere buone pratiche a tutela dell’ambiente, nonché l’erogazione di servizi relativi alla conservazione della biodiversità e del paesaggio. Il gruppo PPE-DE deve impegnarsi affinché la riforma imminente della PAC affronti tutti e tre gli aspetti.


II.5.1 Sviluppare un’agricoltura ecocompatibile

Garantire una sana produzione agricola è una nostra priorità. Un’agricoltura ecocompatibile non significa un’agricoltura che impieghi “metodi antiquati”. Al contrario, va dato particolare risalto al consolidamento di sistemi e tecnologie nuovi e/o biologici.

La ricerca nel campo dei prodotti ecocompatibili
può fornire soluzioni sostenibili per un impiego oculato delle risorse naturali della terra e per lo sviluppo di prodotti rispettosi dell’ambiente.

Il ruolo degli agricoltori nella protezione dello spazio rurale deve essere promosso. Al di là degli sforzi di estensivizzazione, dobbiamo incoraggiare gli agricoltori a preservare attivamente il paesaggio rurale e la biodiversità, nonché ad usare prodotti rispettosi dell’ambiente. Si deve altresì prendere in considerazione l’eventualità di introdurre un’aliquota IVA speciale per prodotti ecocompatibili e di alta qualità.

La promozione del benessere degli animali è fondamentale, non primariamente come necessità di natura etica, quanto piuttosto come garanzia di alta qualità, oramai sempre più richiesta, e quindi come strumento per aumentare la competitività. L’investimento degli agricoltori nell’allevamento sano di animali deve essere decisamente stimolato come mezzo migliore per rendere sostenibili le produzioni zootecniche nel lungo periodo.


II.5.2 Verso una nuova politica globale dello sviluppo delle zone rurali

Per ottenere uno sviluppo fattibile e socialmente armonico delle zone rurali, il secondo pilastro della PAC deve essere rafforzato e deve essere introdotta una nuova politica globale dello sviluppo delle zone rurali. L’obiettivo è stimolare la multifunzionalità, le imprese familiari e l’industria rurale, quindi promuovere l’occupazione e prevenire l’abbandono delle regioni rurali. In considerazione del fatto che il 50% della popolazione rurale ha più di 50 anni, accorderemo particolare attenzione alla promozione dell’ingresso in attività di giovani imprenditori agricoli e alla fornitura di offerte formative. Inoltre, è essenziale promuovere l’utilizzo dell’intero potenziale umano delle aree rurali, in particolare quello delle donne, che svolgono un ruolo importante sia nelle aziende agricole sia per lo sviluppo delle aree rurali.

Ad oggi, il 10% del bilancio agricolo è destinato a misure di sviluppo delle zone rurali. Questo non è sufficiente per raggiungere i nostri obiettivi. Il costo del trasferimento previsto verso il secondo pilastro dovrà essere coperto anche con misure di politica strutturale, piuttosto che con il solo secondo pilastro della PAC.

Agli agricoltori al di sotto del livello di sussistenza deve essere riconosciuto un adeguato sostegno socioeconomico ed uno speciale schema assicurativo, elaborato per proteggere gli agricoltori che subiscano perdite da malattie animali.

Ove possibile, la realizzazione di queste misure strutturali dovrebbe essere decentrata; tuttavia, sugli aspetti chiave il Parlamento deve conservare un potere di codecisione.

Più in generale, è necessario sostenere l’introduzione di misure per evitare che il nuovo regolamento di conformità trasversale causi una perdita di competività rispetto ai paesi terzi.


II.6. Sviluppare una politica della pesca sostenibile da un punto di vista sociale ed ambientale

Il settore della pesca affronta gravi questioni di tipo ambientale – e pertanto rispecchia la nostra dipendenza dalle risorse naturali – nonché difficili problemi sociali e di coesione, con un crescente tasso di disoccupazione. Ad oggi, vi sono circa 550.000 posti di lavoro diretti nel comparto della pesca. Molte delle regioni interessate dal settore sono regioni periferiche e aree obiettivo 1, per le quali il settore ittico è fondamentale per l’economia regionale. Pertanto, alla luce degli effetti talvolta negativi che la politica di pesca ha avuto sull’ambiente e a livello sociale, l’attuale riforma sembra inevitabile e pertanto dobbiamo sostenerla con tutte le nostre forze.

La riforma deve garantire la sostenibilità e vitalità del comparto comunitario della pesca. Dobbiamo favorire la realizzazione di una politica più flessibile, in grado di comprendere le attuali esigenze del settore e, contemporaneamente, di progettare una gestione razionale delle risorse ittiche depauperate dalle catture, trovando una soluzione al problema delle catture accessorie. Una migliore gestione delle risorse comporterà la necessità di potenziare la ricerca e di ottenere informazioni attendibili circa le attuali risorse alieutiche.

E’ necessario creare una flotta moderna commisurata alle risorse disponibili. Intendiamo inoltre assicurare che gli addetti del settore percepiscano un reddito atto a garantire il più possibile condizioni di vita paragonabili a quelle di settori produttivi analoghi.

La PCP deve essere integrata nella politica estera dell’Unione
, al fine di combinare il commercio con gli aspetti relativi ai rapporti internazionali. Dobbiamo creare un collegamento tra l’accesso alle risorse e l’accesso ai mercati (diritto di investire in paesi terzi, libero accesso ai porti, lotta alla pesca illecita) e potenziare i trattati con paesi terzi in materia di pesca, in modo da preservare le possibilità di pesca per le nostre flotte anche al di fuori delle acque comunitarie.

Occorre elaborare misure atte a consolidare l’acquacoltura.


1 Il punto II.3.1 che afferma che l'età pensionabile deve essere innalzata non può essere accettato da Nea Democratia. L'età pensionabile in Grecia é il sessantacinquesimo anno, e ND non intende modificarlo.


III. CITTADINI EUROPEI: IL BISOGNO CRESCENTE DI SICUREZZA

La sicurezza costituisce una grave preoccupazione per i cittadini europei. Questa maggior esigenza di sicurezza si percepisce in molti settori: dalla sicurezza pubblica, al controllo delle frontiere esterne o la lotta contro il terrorismo alla sanità, dal cibo all’economia dove si registrano alti tassi di disoccupazione e rischi di fallimento. Per far fronte a queste molteplici preoccupazioni dei cittadini, il gruppo del PPE-DE propone una serie di iniziative, finalizzate ad ottenere la sicurezza nelle nostre società, nonché a migliorare la protezione civile e giuridica dei cittadini.


III. 1. Garantire la sicurezza interna e la stabilità nelle nostre società

L’immigrazione clandestina, il terrorismo e la criminalità organizzata a ciò collegata stanno mettendo a repentaglio la sicurezza interna e la stabilità delle nostre società in modo inaccettabile. È nostro dovere combattere fermamente a tutti i livelli questi fenomeni, onde garantire a tutti i cittadini europei una società più sicura. Nel campo della sicurezza, rispetto agli Stati membri presi singolarmente, l’Unione europea può fornire un chiaro valore aggiunto.


III.1. 1 Rafforzare la politica e la cooperazione giudiziaria europea per un’Unione più sicura

Un quadro istituzionale coerente per una maggiore efficacia

Gli accordo istituzionali e giuridici nei settori della libertà, della sicurezza e della giustizia devono essere semplificati in modo sostanziale. Un’Unione più sicura necessita soprattutto di una cooperazione di polizia e giudiziaria mediante l’istituzione di un quadro istituzionale unico e coerente, integrato nella struttura comunitaria e comprendente tutti i settori correlati con la giustizia e gli affari interni. Una struttura unica conferirebbe ai trattati coerenza legislativa, fornirebbe un’adeguata salvaguardia delle libertà dei cittadini, ed eliminerebbe le inutili complicazioni, rendendo i settori interdipendenti. In tal modo, i cittadini potrebbero comprendere più facilmente la legislazione applicabile.

L’integrazione di Europol nel quadro istituzionale dell’Unione
avrebbe altresì l’effetto di garantire un controllo adeguato del Parlamento Europeo ed un controllo giurisdizionale da parte della Corte di giustizia delle Comunità europee. Al contempo, dopo la sua istituzione, Eurojust – un sistema di collaborazione tra procuratori dei diversi Stati membri – dovrebbe acquisire una propria personalità giuridica. I suoi compiti, una volta stabiliti, dovrebbero essere sviluppati ed allargati in modo che l’organo serva da vera e propria rete di comunicazioni e di allerta precoce.


Lotta contro la criminalità

La definizione dei reati gravi con una dimensione transfrontaliera o che rappresentano una minaccia degli interessi comunitari - in particolare del traffico di droga e la tratta di esseri umani, il cibercrimine, il riciclaggio di denaro sporco – andrebbe armonizzata negli ordinamenti degli Stati membri, consentendo la fissazione di norme minime europee. Parallelamente a ciò, deve essere creato gradualmente un sistema per una cooperazione chiara e stabile a livello europeo tra le agenzie coinvolte nella lotta alla criminalità organizzata e al terrorismo.

Per affrontare la criminalità organizzata e per combattere meglio la tratta degli esseri umani ad opera di reti criminali internazionali, è necessario rafforzare costantemente la cooperazione tra le forze di polizia e i servizi segreti in tutta l’UE. E’ assolutamente intollerabile che ogni anno 700.000 donne e bambini siano vittime del traffico di esseri umani e vengano sfruttati sessualmente. Il gruppo del PPE-DE sostiene con decisione l’innalzamento delle pene minime per i trafficanti e si impegna a favore di una migliore tutela delle vittime e dei testimoni nei procedimenti giudiziari.


III.1.2 Affrontare il problema dell’immigrazione clandestina e rendere sicure le frontiere esterne dell’UE

Dobbiamo concedere asilo a chi è oggetto di persecuzione politica, tuttavia, non sono tollerabili l’abuso del diritto d’asilo e l’ingresso nell’Unione di immigrati clandestini che cercano semplicemente una vita migliore – ogni anno ne arrivano nell’Unione europea oltre 500.000 .

Una gestione comune per garantire frontiere esterne più sicure

Una società più sicura implica frontiere più sicure. La nostra priorità consiste nel garantire che l’ampliamento dei confini terrestri esterni in conseguenza dell’allargamento non riduca, ma piuttosto aumenti il livello di sicurezza.

Una gestione comune armonica ed efficiente dei confini esterni degli Stati membri, tra cui il sostegno alle azioni attualmente in corso per creare un Corpo di guardia di frontiera europea, è di importanza fondamentale per combattere efficacemente l’immigrazione clandestina, la criminalità e la tratta di esseri umani. Occorre operare in sinergia per cooperare maggiormente lungo tutte le frontiere, sotto forma di team multinazionali congiunti – che gestirebbero opportunamente i controlli alle frontiere – ed introdurre un sistema efficace di allerta precoce.

Oltre a ciò, il gruppo del PPE-DE ritiene che l’istituzione di un corpo di guardia costiera dovrebbe costituire una priorità dell’Unione europea al fine di migliorare la lotta alla criminalità in mare, nonché garantire la sicurezza delle coste europee contro minacce ambientali (inquinamento da petrolio e da degassificazione) e terroristiche. Contro tali pericoli, che non si fermano ai confini di un singolo Stato, la cooperazione a livello europeo è assolutamente necessaria.


Una politica d’asilo comune con procedure chiare

Per evitare che venga messa a rischio la sicurezza interna dell’Unione europea, occorre fissare criteri chiari in materia di politica d’immigrazione e d’asilo per la gestione dei flussi migratori. Non è logico che le frontiere esterne comuni coesistano con 25 o più diverse norme applicabili all’ingresso nell’Unione di cittadini di paesi terzi. I trafficanti di esseri umani e gli immigrati clandestini sono i principali beneficiari di questa situazione: essi sfruttano le differenze e le incongruità esistenti tra le normative nazionali per entrare più facilmente nell’Unione. Per ciascuna delle tre categorie di immigrati – rifugiati temporanei, richiedenti asilo ed immigrati economici, l’Europa ha bisogno di dare risposte comuni ma specifiche.

Nel quadro della Politica comune in materia di asilo, deve essere elaborata una procedura rapida d’asilo, basata sulla definizione di “rifugiato” come indicata dalla Convenzione di Ginevra.

In primo luogo, si deve fare chiarezza sul diritto d’asilo, al fine di ottenere sia la sicurezza dei richiedenti asilo sia la certezza giuridica per essi, mettendo gli Stati membri in condizione di esercitare in modo efficace l’opzione di respingere i richiedenti che non abbiano diritto ad avere riconosciuto lo status di rifugiati.

Secondariamente, una procedura armonizzata, limitata nel tempo a 6 mesi è necessaria onde evitare il costante rinvio delle decisioni finali per via del moltiplicarsi dei ricorsi. Il gruppo del PPE-DE si oppone con fermezza alle proposte inerenti una procedura a più livelli.

Occorre concludere accordi sul rimpatrio, sanciti tra l’UE e i paesi terzi come integrazioni delle misure di cui sopra, in modo da garantire un rimpatrio rapido e senza lungaggini burocratiche per i richiedenti asilo la cui domanda sia stata respinta. Le clausole di rimpatrio devono inoltre essere inserite negli accordi commerciali e di associazione.


Politica d’immigrazione: combattere l’immigrazione clandestina alle radici

Una politica dei visti coerente consentirà un controllo migliore dell’ingresso di cittadini di paesi terzi. Sono necessarie regole comuni e chiare sulle condizioni per l’ingresso e sulle procedure di rilascio di visti a lungo termine, onde poter prevenire una reinterpretazione costante delle norme, che creerebbe una situazione d’incertezza, dannosa sia per l’UE sia per gli immigrati. Devono inoltre essere rafforzati i controlli.

Affrontare alle radici il problema del flusso degli immigrati
. I trafficanti stanno sfruttando intensamente la povertà, la mancanza di prospettive economicamente interessanti in molti Paesi meno sviluppati, così come la carenza di informazioni circa le reali possibilità di immigrazione legale. Pertanto, è essenziale aumentare la cooperazione con i paesi di provenienza e di transito, in particolar modo sviluppando una politica di prevenzione a lungo termine basata su progetti di sviluppo economico e su campagne d’informazione sulle effettive possibilità di stabilirsi in Europa.


III.1.3 Una posizione decisa nella lotta contro il terrorismo


Il terrorismo mette a repentaglio la sicurezza dei nostri cittadini e crea danni indescrivibili alle vittime ed una sofferenza immensa alle loro famiglie. Dopo l’11 settembre, l’Europa ha mostrato un forte impegno nel combattere il terrorismo in tutte le sue forme, ma possiamo raggiungere questo scopo solo nel lungo periodo. Come priorità, è necessario attuare rapidamente le misure esistenti, in particolare il mandato d’arresto europeo e le procedure di estradizione tra Stati membri.

Una definizione comune di terrorismo dovrebbe essere inserita nell’acquis, creando una base giuridica nel trattato, in modo da consentire all’Unione di congelare i beni e tagliare i fondi ai cittadini dell’UE implicati col terrorismo. Una strategia credibile dovrebbe altresì comprendere, a livello europeo, la creazione di una struttura istituzionale coerente che consenta all’Unione di agire in modo rapido ed efficiente; a livello internazionale occorrerebbe intensificare la cooperazione, in particolare nel campo della condivisione delle informazioni sensibili”. Contemporaneamente vanno previste misure comunitarie per la compensazione di vittime di atti terroristici. La strategia della lotta al terrorismo, promossa dall’Unione, andrebbe sottoposta a controllo democratico sia ex-ante che ex-post.


III.2. Protezione civile: maggior sicurezza per i cittadini nella vita quotidiana

Spesso, i cittadini europei non si sentono sicuri nella vita di ogni giorno; hanno la sensazione che i cibi non siano sicuri, mentre l’ambiente delle grandi città ha un impatto negativo sulla loro salute e favorisce il manifestarsi di nuove malattie; i cittadini vogliono più sicurezza pubblica, ossia alimenti più sani e un livello di protezione sanitaria più elevato.


III.2.1 Garantire un cibo sicuro e sano “dal produttore al consumatore”

I vari recenti scandali nel settore alimentare ci hanno mostrato quanto il cibo sia al centro della cultura e della civiltà europea, dato che abbiamo a che fare con la nostra alimentazione ogni giorno. Pertanto, consentire ai cittadini di consumare alimenti di qualità e rassicurarli circa la sicurezza dei prodotti costituisce per il gruppo del PPE-DE un obiettivo prioritario. La creazione nel dicembre 2001 dell’Autorità europea per la sicurezza alimentare ha rappresentato un primo importante passo verso la giusta direzione. Ciononostante, è necessario compiere ulteriori sforzi per offrire in Europa alimenti più sani e sicuri.

È fondamentale cercare di garantire il più possibile cibi sicuri in tutta la catena alimentare. Per realizzare quest’obiettivo, le norme minime e i controlli di sicurezza devono essere consolidati a tutti i livelli, a partire dal luogo di produzione, attraverso tutte le fasi di trasporto fino all’immagazzinamento, ottenendo una tracciabilità precisa ed accurata lungo tutta la catena alimentare. La sicurezza in campo alimentare implica anche l’ottemperanza di standard elevati in materia di ambiente e di benessere degli animali, in modo da far sì che i cittadini possano apprezzare i prodotti europei perché migliori e più sani. I consumatori devono percepire che l’allargamento non ha prodotto un indebolimento dei livelli di controllo alimentare. Non solo sarà nostro obiettivo garantire il rispetto delle misure sanitarie e della legislazione veterinaria in tutta l’Unione allargata, ma anche fare in modo che i controlli siano severi e sistematici e l’etichettatura precisa.

Lotta alle malattie animali e prevenzione sistematica. Il nostro gruppo è fortemente impegnato nella lotta alle malattie animali ed è stato particolarmente attivo in seno alla commissione temporanea sull’afta epizootica del Parlamento europeo. Vogliamo compiere un ulteriore passo in avanti, al fine di eradicare efficacemente le epizoozie. Accanto a controlli severi all’interno dell’Unione ed allo sviluppo di un sistema di allerta precoce, deve essere esteso il controllo delle importazioni alle frontiere e le importazioni devono essere condizionate al rispetto di analoghi livelli minimi sanitari, di sicurezza alimentare e di benessere degli animali.

Tuttavia, l’introduzione di una politica di prevenzione efficace e sistematica, basata su sane pratiche di allevamento per gli animali destinati al consumo umano (uso sicuro di antiparassitari, fertilizzanti ed antibiotici), sul miglioramento della biosicurezza, insieme con un buon trattamento degli animali, costituisce veramente il mezzo migliore per debellare le malattie animali e per evitare il manifestarsi in futuro di nuove malattie.

Promuovere le produzioni di alimenti di qualità e l’etichettatura.
Un passo ulteriore consiste nell’incoraggiare la produzione di alimenti di qualità, ossia più sani e più gustosi, di valore nutritivo superiore, prodotti con metodi maggiormente ecocompatibili. Gli aspetti qualitativi rendono i prodotti alimentari veramente unici. Gli incentivi alla produzione di qualità dovrebbero rappresentare un obiettivo centrale della riforma della PAC ed essere accompagnati da una etichettatura adeguata, come già avviene per la produzione biologica. La buona qualità ha un prezzo e pertanto deve essere facilmente riconoscibile.


III.2.2 Affrontare le nuove sfide nel campo della sanità pubblica: migliorare costantemente i livelli di tutela della salute


Attualmente, nell’UE si vive più a lungo e si ha uno stile di vita più sano rispetto al passato. Ciononostante, una persona su cinque muore ancora prematuramente, spesso a causa di malattie che si potrebbero evitare, mentre permangono divari inaccettabili fra condizioni di salute legati alle classi sociali. Stanno inoltre emergendo nuovi rischi per la salute, specialmente per quanto riguarda le malattie trasmissibili, mentre una migliore aspettativa di vita solleva nuove problematiche per via del brusco aumento delle patologie correlate all’età. Di conseguenza, emergono continuamente nuove sfide nel campo della salute pubblica: esse vanno affrontate in modo da ottenere in Europa il miglior livello di salute possibile, pur tenendo presente le opposte pressioni esistenti all’interno dei sistemi sanitari.

Attuare il nuovo programma di salute pubblica nell’UE. Il nuovo programma d’azione comunitaria nel campo della salute pubblica (2003-2008) sostituisce le iniziative frammentarie di salute a livello europeo (lotta contro i tumori, promozione della salute, prevenzione dell’AIDS, prevenzione della tossicodipendenza, schemi di monitoraggio della salute, prevenzione degli incidenti, malattie dovute all’inquinamento) con un approccio più integrato orientato principalmente alla prevenzione delle patologie. Il PPE-DE è fermamente convinto del fatto che il programma possa contribuire alla sviluppo della strategia di salute pubblica nell’UE e a promuovere la tutela della salute pubblica attraverso tre principali tipi di intervento: migliorare l’informazione e le conoscenze sui dati di salute pubblica, promuovere la capacità di rispondere rapidamente alle minacce alla salute e di affrontare i diversi fattori che la determinano.

Promuovere una capacità effettiva di sorveglianza e di risposta coordinata a livello UE, per affrontare i rischi e i focolai di malattia. Nuove sfide alla salute pubblica sono poste dalle malattie e dalle epidemie che non conoscono frontiere nazionali, nonché da possibili minacce sanitarie intenzionali (bioterrorismo). L’aumento della mobilità della popolazione fa sì che le patologie trasmissibili abbiano dinamiche senza precedenti. Le malattie trasmissibili costituiscono un chiaro esempio della necessità di potenziare il ruolo dell’UE relativamente alla salute pubblica. Il gruppo del PPE-DE riconosce il contributo della rete di sorveglianza e controllo epidemiologico delle malattie infettive e sottolinea l’esigenza di una maggiore capacità dell’UE nella sorveglianza delle patologie trasmissibili, nonché di una capacità di risposta a minacce sanitarie inattese. La creazione di un Centro europeo per la prevenzione e il controllo delle malattie migliorerà il collegamento e la messa in rete delle strutture nazionali di elaborazione dati e dei laboratori nazionali di controllo delle malattie e potenzierà il controllo delle patologie infettive, contribuendo altresì ad una risposta efficace e coordinata alle minacce sanitarie.

Sottolineiamo il fatto che in linea di massima, gli Stati membri sono responsabili della politica sanitaria in base al principio di sussidiarietà; tuttavia si deve riconoscere che il controllo delle malattie infettive può essere effettuato solo su base transnazionale.

Ottenere la mobilità e il benessere di una popolazione che invecchia. Nel corso del Sesto programma quadro di ricerca, il gruppo del PPE-DE ha promosso fortemente la ricerca sulle patologie correlate all’età, quali il morbo di Alzheimer, il morbo di Parkinson, l’artrite e le malattie reumatiche. Tali patologie colpiscono sempre più persone e rappresentano una disabilità permanente per le persone colpite. Questo problema rimane tra i primi all’ordine del giorno del nostro gruppo. Vogliamo che gli anziani europei possano vivere la Terza età come un periodo di benessere e non di sofferenza ed isolamento.

Migliorare la qualità della vita di coloro che soffrono di patologie mentali: i disturbi neuropsichiatrici rappresentano uno dei gruppi di malattie più onerosi per l’UE. Il PPE-DE sostiene con decisione gli sforzi profusi nel Sesto programma quadro di ricerca e sviluppo e le azioni di sensibilizzazione volti a lottare contro i pregiudizi e l’esclusione sociale, nonché a diffondere informazioni sulle terapie più efficaci.

La ricerca sulle malattie rare e sui farmaci in grado di curarle quasi non esiste, principalmente per via dei costi elevati correlati al numero previsto di pazienti. Continueremo a sostenere la ricerca in questo campo, poiché non è accettabile che al giorno d’oggi, in Europa la salute dei cittadini dipenda da considerazioni basate esclusivamente sul profitto.

Occorre sviluppare farmaci che tengano conto dell’età dei pazienti, specificatamente adeguati alle esigenze di trattamento di ciascuna fascia d’età, con particolare riguardo per i farmaci pediatrici e destinati a pazienti anziani.

Si stanno diffondendo le patologie correlate all’inquinamento, specialmente nelle aree urbane. Dobbiamo combatterle e prevenire l’insorgere di nuove malattie, quali l’asma.

È essenziale inoltre affrontare gli stessi fattori che determinano un buono stato di salute, promuovendo la prevenzione. Sensibilizzare e consentire alle persone di avere un maggior livello di controllo sui fattori che determinano il loro stato di salute, mediante un’offerta adeguata di informazioni che possono essere divulgate su vasta scala, può contribuire a ridurre la percentuale di morti premature dovute a un regime alimentare non sano o sbilanciato. Analogamente, la prevenzione delle malattie, anche attraverso campagne di vaccinazione ed esperimenti sulla popolazione bersaglio, possono migliorare la salute pubblica.


III.3. Rafforzare il concetto di cittadinanza europea

La tutela dei diritti dei cittadini costituisce il nucleo del nostro sistema democratico, basato sullo Stato di diritto. La Carta dei diritti fondamentali, inclusa nel trattato costituzionale, e il sistema giuridico europeo offrono ai cittadini un’ulteriore protezione, anche nei confronti degli stessi Stati nazionali. Vogliamo che i cittadini percepiscano la sostanza dei loro diritti e che siano messi in condizione di farne uso.

Analogamente, gli europei debbono sentirsi sicuri come consumatori, in modo da beneficiare interamente dei vantaggi del mercato unico. Il nostro compito è pertanto quello di fare in modo che l’Europa sia percepita dai suoi cittadini come un aspetto naturale e concreto della vita di ogni giorno in quanto cittadini, lavoratori, consumatori, studenti, pensionati o bambini.


III.3.1 Migliorare la tutela giuridica del cittadino europeo

Rafforzare e dare sostanza alla cittadinanza europea. Adesso dobbiamo applicare e tutelare debitamente tutti i diritti e gli obblighi inerenti alla cittadinanza europea, così come sancito dalla Carta dei diritti fondamentali, inclusa nel trattato costituzionale. Occorre stimolare nei cittadini la consapevolezza di appartenere a un sistema di tutela, anche nei confronti del proprio governo nazionale.

Un sistema giuridico funzionante, che garantisca un adeguato accesso alla giustizia costituisce un prerequisito fondamentale per realizzare il nostro obiettivo di aumentare la certezza del diritto. La coesistenza di 15 ordinamenti giuridici in materia di diritto civile, così come le barriere procedurali ad essi correlate creano ostacoli evidenti alla libera circolazione delle merci e dei servizi nel mercato unico. Ad esempio, per quanto riguarda la il diritto contrattuale, attualmente le imprese e i consumatori sono obbligati a doversi confrontare e ad adattarsi a 15 diversi codici. Pertanto, dobbiamo costruire un sistema giuridico comprensibile per tutti e nel quale possa essere facilmente determinata la norma applicabile. Esiste già un corpus normativo comune, ma non necessariamente dotato di coerenza.

Per quanto riguarda la cooperazione giudiziaria in ambito civile e commerciale, è essenziale che la complessità dei sistemi giuridici e amministrativi degli Stati membri non impedisca loro di esercitare i propri diritti. Al fine di far ciò efficacemente, rispettando al contempo il principio di sussidiarietà, si dovrebbe applicare il principio del mutuo riconoscimento delle decisioni giudiziarie, sulla base del principio dell’equivalenza degli ordinamenti degli Stati membri.

Bisognerà garantire un miglior accesso alla giustizia specialmente in considerazione delle controversie transfrontaliere. In particolare, si deve dare rilievo allo sviluppo di sistemi alternativi di composizione delle controversie, quali l’arbitrato o la mediazione, ad esempio attraverso le Camere di Commercio, poiché i sistemi alternativi spesso consentono di ottenere soluzioni più rapide e maggiormente efficaci in termini di costi. Pertanto, accanto alla Rete extragiudiziale europea (“EEJ-Net”), dobbiamo promuovere lo sviluppo di sistemi alternativi di risoluzione dei contenziosi in tutta l’UE, facendo in particolare ricorso ai servizi telematici.


III.3.2 Rafforzare i diritti del consumatore europeo

Il mercato interno è elaborato in modo da produrre benefici non solo per le imprese, ma anche per i cittadini europei in qualità di consumatori. Per fare in modo che il mercato unico rappresenti una realtà tangibile per 470 milioni di europei, i consumatori devono poter non solo di trarre beneficio da una gamma più ampia di prodotti e da prezzi più competitivi, ma anche godere di una miglior tutela quanto ai loro interessi economici e giuridici. Al fine di garantire un livello elevato di tutela del consumatore su scala europea, i relativi provvedimenti devono essere codificati in un accordo globale che contenga i principi fondamentali della tutela del consumatore.

La codifica a livello UE delle norme e dei procedimenti a tutela del consumatore e l’ottenimento di un’applicazione uniforme di tali norme creeranno un ambiente armonico e comune, garantendo la protezione dei diritti in tutto il territorio dell’Unione allargata. In tal modo, i consumatori potranno acquistare fiduciosi, nelle strade della propria città come oltre frontiera.

È altrettanto essenziale permettere ai consumatori di compiere scelte informate ed autonome, fornendo informazioni accessibili e pertinenti. Dobbiamo porre rimedio allo squilibrio strutturale tra singoli ed imprese per quanto concerne l’accesso alle informazioni e alla consulenza giuridica.


III.3.3 Chiarire i diritti dei cittadini in relazione alle istituzioni UE


Il cittadino europeo ha diritto a una sana amministrazione. Tuttavia, negli ultimi anni sono state elaborate numerose procedure amministrative di diverso genere, prive del requisito della trasparenza. I cittadini, chiamati a partecipare sempre più all’elaborazione delle leggi comunitarie, devono essere consapevoli dei propri diritti ed obblighi, nonché del loro ruolo nel procedimento. Poiché la tutela giuridica richiede anche la spiegazione dei diritti dei cittadini in relazione alle istituzioni europee ed ai relativi funzionari, il diritto procedurale deve essere codificato e reso comprensibile.

Dovrebbe essere avviata l’attività legislativa sul diritto procedurale amministrativo, onde poter codificare le procedure da seguire in caso di adozione delle varie leggi comunitarie ed evidenziare le consultazioni richieste all’uopo. Una procedura amministrativa codificata, comune a tutte istituzioni dell’UE, costituisce un utile complemento al Codice di buona condotta amministrativa, raccomandato dal Mediatore europeo, incentrato sulle relazioni del pubblico/dei cittadini con l’amministrazione dell’UE, vincolante per tutte le istituzioni dell’UE e le loro amministrazioni e che deve essere reso pubblico.

Bisogna armonizzare anche le procedure in materia di esame delle petizioni e delle denunce da parte dei cittadini. I cittadini non sono in grado di esercitare il proprio diritto a presentare denunce e petizioni in modo appropriato a causa della complessità delle procedure che variano da un’istituzione all’altra. L’armonizzazione andrebbe perseguita sotto forma di accordo interistituzionale. Il nostro gruppo intende adoperarsi per migliorare il ruolo del Mediatore europeo e l’attenzione accordata alle denunce/petizioni sull’ordine del giorno delle plenarie del Parlamento europeo, in caso di gravi violazioni del diritto comunitario.


IV. L’EUROPA NEL MONDO: LE NUOVE SFIDE NEL CAMPO DELLA SICUREZZA

IV.1. L’Europa deve farsi carico delle proprie responsabilità internazionali

Scopo principale della Politica estera e di sicurezza comune è mantenere la pace e la sicurezza, nonché salvaguardare i valori comuni, sviluppare la democrazia, il rispetto dei diritti umani e lo Stato di diritto. In tale contesto, le nostre priorità nel campo della PESC saranno volte ad intensificare i partenariati strategici dell’UE, dando maggior risalto alla sicurezza collettiva e all’esigenza di rispondere adeguatamente a nuove minacce alla sicurezza.

Per poter essere all’altezza delle nostre responsabilità per quanto riguarda la sicurezza internazionale e per acquisire una posizione forte sulla scena politica internazionale, la politica estera europea deve dotarsi di istituzioni che siano in grado di parlare con una sola voce, soddisfacendo in questo modo i prerequisiti istituzionali per lo sviluppo di una vera politica estera europea. Per raggiungere tale obiettivo, il gruppo del PPE-DE è convinto che l’Unione europea non potrà evitare di chiarire meglio le competenze e di semplificare i processi decisionali. A questo proposito, il gruppo ritiene che un’integrazione parziale della PESC nelle strutture comunitarie possa offrire uno strumento potente per aumentare la coerenza e la visibilità della politica dell’Unione.


IV.1.1 Intensificare i nostri partenariati strategici

Priorità fondamentali dei prossimi anni per il gruppo del PPE-DE sono la creazione di uno spazio di pace e stabilità, nel rispetto della democrazia e dello Stato di diritto, nel continente europeo e insieme con l’intensificazione dei nostri partenariati strategici. Tuttavia, allo stesso tempo l’UE non deve chiudersi a fronte delle sempre maggiori aspettative dei paesi dell’area del Mediterraneo. Nei rapporti con i paesi terzi, l’UE dovrà concentrarsi costantemente sulla democrazia e sul rispetto dei diritti umani, tenendo particolarmente conto dei diritti delle donne (p.es. Iran) e sulla lotta contro il terrorismo e l’immigrazione clandestina. Potrebbe essere presa in considerazione l’eventualità di un inserimento negli accordi di associazione e partenariato di una clausola specifica relativa al rispetto dei diritti della donna.

La creazione di uno spazio di pace e stabilità nel continente europeo è per il gruppo del PPE-DE una delle priorità strategiche dei prossimi anni.

La pace, la prosperità e la stabilità nei paesi dell’Europa sudorientale, insieme con l’obiettivo a lungo termine di integrare tali paesi nelle strutture europee, sono al centro di questa strategia.

In questo contesto, una maggiore cooperazione con i nuovi vicini dell’Unione allargata (Ucraina, Moldavia, Bielorussa) sotto forma di una strategia di vicinato globale, al fine di sviluppare una zona di prosperità e relazioni improntate sulla pace e la cooperazione verrà posta in cima alle priorità, così come l’ulteriore sviluppo della cooperazione con la Russia, in particolar modo su questioni di fondamentale interesse reciproco, quali la prosperità condivisa, la democratizzazione, la politica di sicurezza, l’approvvigionamento energetico, la sicurezza nucleare, i trasporti o la lotta contro la criminalità organizzata e la corruzione. Dovrà essere dato particolare risalto alla dimensione settentrionale, in particolare alla questione dell’enclave di Kaliningrad. Andrà promossa la cooperazione transfrontaliera, che è di fondamentale importanza per uno sviluppo equilibrato delle regione.

Per quanto concerne il Caucaso, occorrerebbe elaborare una politica globale a lungo termine, finalizzata a garantire la stabilità di tutta la regione, evidenziando anche il suo ruolo di fornitore di energia.

Lo sviluppo dei legami transatlantici e la promozione della cooperazione nel contesto di una comunità transatlantica strategica è essenziale per garantire la stabilità, la sicurezza e la prosperità nel mondo. Le vecchie strutture vanno riviste per giungere a relazioni più mature che devono permettere una maggiore convergenza delle posizioni strategiche, in particolare mediante un rafforzamento della NATO e lo sviluppo delle capacità militari dell’Europa1. Si dovrebbero approfondire le relazioni UE-USA attraverso un progetto che valorizzi sia la dimensione politica che quella economica del partenariato, incluso il completamento di un mercato transatlantico.

Si deve dare nuovo slancio al processo di Barcellona per l’area mediterranea, segnatamente attraverso la creazione di un’Assemblea parlamentare euromediterranea, ponendo l’accento sulla democrazia e sul rispetto dello Stato di diritto, sullo sviluppo economico e sociale, nonché sul rafforzamento del dialogo culturale. Il Gruppo si impegnerà per una rapida attuazione della zona euromediterranea di libero scambio – secondo quanto previsto dagli accordi di Barcellona - e per approfondire il dialogo con i propri partner dell’Africa nordoccidentale, al fine di accompagnarli nell’istituzione dell’Unione del Maghreb arabo. Allo stesso tempo, occorre continuare a mostrare un maggior impegno politico da parte dell’UE nei confronti del Medio Oriente attraverso il ruolo del cosiddetto “quartetto” e offrendo un contributo chiaro ed equilibrato al processo di pace. Inoltre, il gruppo opererà costantemente per il consolidamento della pace in Afghanistan. Il dialogo con il mondo arabo ed islamico dovrà essere una priorità della presenza dell’Unione in questa regione.

La cooperazione con l’Asia deve essere potenziata. La massima priorità va data ai rapporti con la Cina in quanto partner che assume un’importanza strategica crescente. Vanno altresì intensificati i rapporti con l’ASEAN e col processo ASEM, che debbono svolgere un ruolo fondamentale ai fini della prevenzione dei conflitti e della promozione della stabilità politica in Asia. Analogamente, nel quadro della politica estera dell’UE va data importanza all’India quale Paese democratico più esteso del mondo e fattore di equilibrio geopolitico del continente asiatico rispetto alla Cina. Occorre proseguire il dialogo politico avviato con l’Iran nel contesto di negoziati volti a concludere un accordo di cooperazione che potrebbe costituire un importante passo verso l’instaurazione di relazioni più strette.

In America latina, il gruppo mirerà a consolidare l’Associazione strategica biregionale con l’America latina attraverso l’elaborazione di un programma politico rafforzato e di un pieno processo di associazione con nuovi accordi con Mercosur, Comunità andina e America centrale, al fine di sostenere la stabilità, la prosperità e lo stato di diritto nella regione.

Infine, è sia un dovere per l’Unione sia un suo interesse promuovere il dialogo ogni qualvolta si renda necessario a causa di tensioni transfrontaliere che mettano a repentaglio la stabilità regionale (Medio Oriente, Sahara occidentale, Kashmir, continente africano).


IV.1.2 Concentrarsi sui conflitti futuri

Al fine di rispondere adeguatamente alle nuove sfide in materia di sicurezza, come la lotta al terrorismo, le priorità si stanno spostando dalla difesa collettiva verso la sicurezza collettiva. Questo fatto ha un impatto significativo sulla riforma delle strutture politiche e militari, sempre più incentrate su azioni preventive dei conflitti futuri. Per essere globale, questo nuovo orientamento deve essere sostenuto ponendo l’accento soprattutto sulla prevenzione dei conflitti. Il contributo dell’OSCE in questo campo e il suo ruolo speciale in Europa devono con ciò essere riconosciuti.

Parallelamente, la PESC dovrebbe occuparsi in misura maggiore delle questioni orizzontali (approvvigionamento idrico, traffico di sostanze stupefacenti, diamanti ed armi leggere), che spesso sono alla base o costituiscono uno strumento di finanziamento dei conflitti regionali. A ciò dovrebbero accompagnarsi gli sforzi volti a promuovere la cooperazione regionale e lo sviluppo di una Strategia comune per la prevenzione dei conflitti in Africa. I compiti di Petersberg2 dovrebbero essere rivisti, per adeguarli alle nuove minacce alla sicurezza e includere la lotta al terrorismo.


IV.I.3 Una PESC chiara ed efficace, integrata nella struttura comunitaria

Affinché la PESC possa acquisire un alto profilo e una posizione di prestigio sulla scena politica internazionale, andranno meglio definiti competenze ed iter decisionali.

Un’integrazione parziale della PESC nella struttura comunitaria, con un ministro europeo degli Affari esteri sostenuto da un servizio diplomatico europeo, composto sia da una struttura comunitaria sia dalle strutture nazionali esistenti, e un processo decisionale basato sulla votazione a maggioranza come regola generale, avrebbero certamente l’effetto di creare una maggiore coerenza e visibilità dell’azione esterna dell’Unione. Nel contempo, dovrà essere garantito anche un controllo democratico ad opera del Parlamento europeo.


IV.1.4 Verso una politica europea di difesa

Una strategia prettamente europea nel campo della sicurezza, che definisca una posizione comuni e fornisca un’analisi delle esigenze, costituirebbe la base della futura politica europea di difesa. Il principio della differenziazione applicato al campo delle attività di difesa sarebbe alla base dell’accertamento delle rispettive responsabilità nell’ambito dell’iter decisionale.

Superare le insufficienti capacità militari è essenziale
giungere ad un’efficace politica di difesa europea a lungo termine. Tali carenze sono legate alla frammentazione delle forniture militari, che porta alla dispersione delle risorse finanziarie.

Strategia europea di sicurezza
  1. L’Unione europea deve formulare una “Strategia europea di sicurezza” come risposta costruttiva alla strategia nazionale di sicurezza presentata dall’amministrazione Bush il 20 settembre 2002. Essa deve in parte affrontare l’adeguamento, rispettivamente del diritto internazionale e della Carta delle Nazioni Unite alle realtà attuali. Oggi, la minaccia alla pace internazionale non proviene più esclusivamente dai conflitti tra stati, ma in misura crescente anche da attori non statali. L’Unione europea deve dare risposte soddisfacenti a questo problema. Oggi che la proliferazione di armi di distruzione di massa è un fatto assodato, dobbiamo chiederci se la reazione, anche massiccia, possa ancora garantire la sicurezza dei cittadini europei.

    La strategia europea dovrà altresì affrontare i rapporti tra la NATO e l’Unione europea. Il concetto europeo nel campo della difesa dev’essere strettamente collegato alla NATO.

  2. L’Unione europea deve adottare un piano per lo sviluppo di una difesa europea con obiettivi ben definiti in quanto a tempistica e contenuti. In passato, tale approccio si è dimostrato molto proficuo, come si è visto con il mercato interno e l’introduzione della moneta unica. I dettagli di un piano a due fasi per la difesa europea sono stati già adottati dal Parlamento europeo nella risoluzione Morillon sulla nuova architettura di sicurezza e difesa il 10 aprile 2003.

Capacità

L’Unione europea spende attualmente circa € 150 miliardi all’anno nella difesa. Tale somma rappresenta circa il 50% dell’impegno degli Stati Uniti per lo stesso settore. Tuttavia, a causa dell’esistenza di 15 eserciti completi, nonché della diffusa duplicazione, in particolare nel costoso settore della ricerca, l’efficacia della difesa europea raggiunge appena il 10% dei livelli statunitensi.

L’Unione europea deve istituire un mercato comune degli armamenti. Il Codice di condotta relativo alle esportazioni di armi dev’essere ulteriormente rafforzato. Su tale base, si potrebbe introdurre un mutuo riconoscimento delle decisioni in merito alle esportazioni di armi da parte dei governi degli Stati membri, consentendo così all’Unione europea di rafforzare la propria capacità di parlare con una sola voce.

È necessario istituire un’agenzia per la ricerca e lo sviluppo nel campo della difesa; tale agenzia sarebbe responsabile degli approvvigionamenti degli eserciti nazionali in maniera coordinata. I progetti di ricerca potrebbero essere centralizzati o perlomeno coordinati da una struttura centrale.

Le gare d’appalto dovranno essere pubblicate in tutta Europa al fine di consentire un’effettiva concorrenza nel campo degli approvvigionamenti militari, laddove gli interessi della sicurezza non suggeriscano diversamente. Si dovrà gradualmente ridurre l’ambito di applicazione dell’articolo 296 dell’attuale trattato. Negli ultimi anni la Corte di giustizia delle Comunità europee ha emanato sentenze incoraggianti al riguardo.

È della massima importanza, nell’attuale situazione in materia di sicurezza, che si assicuri l’interoperabilità dei vari eserciti degli Stati membri. Pertanto, dobbiamo assicurare che l’equipaggiamento e l’addestramento forniti da tutti gli Stati membri rispettino norme e regole comuni.

L’istituzione di un’effettiva politica spaziale europea rappresenta una delle principali sfide tecnologiche dell’UE; l’attuazione di tale politica consentirà in definitiva all’Unione, tra l’altro, di assicurare l’indipendenza dei propri servizi di intelligence militare. Per tale motivo, il gruppo del PPE-DE sostiene decisamente il programma Galileo, dolendosi al contempo del fatto che l’aspetto militare del progetto non sia stato ancora appro