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Celebrazione del cinquantenario della fondazione del Gruppo PPE
Strasburgo, 1° luglio 2003


Signori Presidenti, caro Hans Poettering, la concomitanza tra la ricorrenza del cinquantenario della costituzione del Gruppo parlamentare popolare in seno al Parlamento europeo e l'approvazione della bozza di Costituzione europea da parte della Convenzione marca con una felice coincidenza la continuità dell'impegno politico ed istituzionale profuso dalle generazioni che si sono riconosciute negli ideali del popolarismo europeo.

Mezzo secolo fa, il 23 giugno 1953, il nostro Gruppo parlamentare nasceva proprio nella temperie del processo costituente che l'Assemblea comune della CECA aveva coraggiosamente avviato, sulla scorta del progetto istitutivo della Comunità europea di difesa, per fare dell'Europa il continente in cui il diritto prevalesse sulla forza.

Quella occasione storica, allora mancata, oggi si ripropone ai popoli di un'Europa che ha ritrovato la sua unità culturale e spirituale, liquidando finalmente la pesante eredità dei nazionalismi e dei totalitarismi del Ventesimo secolo nell'aspirazione ad un destino condiviso di pace e di libertà.

L'imminente e concreta prospettiva che una carta costituzionale comune si rivolga direttamente a tutti i cittadini europei, indipendentemente dai limiti ancora riscontrabili soprattutto sul piano dei dispositivi istituzionali, segna la scelta dell'Europa come federazione di Stati Nazione e lascia comunque aperta la strada al progressivo superamento del principio dell'unanimità, condizione indispensabile per l'efficacia della vita democratica europea.

Statisti di eccezionale dimensione storica, quali furono Adenauer, De Gasperi e Schuman, seppero trasformare le rovine della seconda guerra mondiale in opportunità di dialogo e di rinascita politica e sociale. Non è un caso che i grandi padri dell'integrazione europea provengano tutti e tre dalla tradizione democratico-cristiana e ne abbiano segnato la coesione in una formazione sovranazionale che è stata sempre protagonista delle vicende dell'Europa comunitaria.

Sotto la loro guida, il popolarismo ha trasfuso nella costruzione europea i suoi valori di riferimento: dalla centralità della persona umana all'economia sociale di mercato, dalla promozione delle istituzioni parlamentari e delle autonomie locali al rigetto del nazionalismo e del classismo, in un clima di costruttivo confronto sia con il liberalismo che con il socialismo.

Alcide De Gasperi aveva individuato nel cristianesimo il "retaggio europeo comune", in quanto "morale unitaria che esalta la figura e la responsabilità della persona umana.

Ecco perché abbiamo chiesto con convinzione che il Preambolo della Costituzione europea contenesse un esplicito riferimento alle radici cristiane dell'Europa, per evocare più chiaramente i valori cui ancorare la nuova comunità, per dire il perché essa è unita e per illuminare il conseguente cammino da percorrere.

Auspico per questo che, nel prosieguo dei lavori, si possa tenere conto di queste considerazioni. Vi è ancora lo spazio per affermare una verità che, lungi dal negare la laicità della sfera politica, si limita a riconoscere la nostra più profonda e comune identità.

L'attualità del messaggio cristiano per l'Europa è invero testimoniata al più alto livello dal magistero di Giovanni Paolo II, che tanto ha influito per la ricomposizione della tragica frattura bellica, sia evitando l'ingenerarsi dell'equivoco di un drammatico conflitto tra religioni e civiltà, sia mantenendo vivo il senso dell'urgenza di uno sforzo comune per la pace in Medio Oriente.

Del suo già storico discorso, pronunciato il 14 novembre 2002 nell'Aula del Parlamento italiano, ricordo infatti il monito a dare durevole stabilità alla nuova unità europea impegnandosi perché essa poggi su quei fondamenti etici che ne furono un tempo alla base, facendo al tempo stesso spazio alla ricchezza e alla diversità delle culture e delle tradizioni che caratterizzano le singole nazioni.

E' grazie a queste basi che il PPE è stato in grado di elaborare un progetto politico per il Ventunesimo secolo incentrato sulla cultura dell'equilibrio tra istanze nazionali e sovranazionali, tra mercato e solidarietà, tra innovazione e tradizione, raccogliendo nel suo seno tutte quelle forze moderate - come ad esempio, nel mio Paese, Forza Italia - desiderose di costituire un'unione di valori prima che una semplice aggregazione partitica.

Il Gruppo parlamentare popolare è in tal modo tornato ad essere il primo in seno al Parlamento europeo, così come lo era stato all'atto della sua fondazione.

Si è da allora dipanata una lunga storia di militanza civile e di passione europeista, cui hanno partecipato tanti illustri democratici cristiani italiani, i quali hanno sempre saputo inquadrare l'impegno politico nazionale nel più vasto orizzonte delle istituzioni europee: da De Gasperi a Pella, da Andreotti a Cossiga a De Mita, da Scelba ad Emilio Colombo, che ha presieduto l'Assemblea parlamentare; da Rumor a Forlani, che sono stati ai vertici dell'Unione europea dei democratici cristiani.

Rivolgo un deferente omaggio ad Helmut Kohl, che idealmente è giusto affiancare ai nostri grandi padri.

E' con lui che l'Europa popolare ha caratterizzato a lungo ed in maniera incisiva la scena politica internazionale, contribuendo decisivamente al crollo del muro di Berlino. Essa si è sempre distinta per il saldo ancoraggio alla solidarietà euro-americana, ben sapendo quanto l'integrazione europea si sia sviluppata in armonia con l'Alleanza atlantica.

Oggi più che mai, dobbiamo rivendicare perciò le ragioni tuttora attuali di quella opzione. La contrapposizione tra le due sponde dell'Atlantico è un "non senso": non c'è spazio per inseguire suggestioni di confronto antagonistico, poiché l'antiamericanismo non appartiene in alcun modo alla cultura politica europea.

Si tratta invece di costruire insieme la governance internazionale, rivedendo profondamente i meccanismi di funzionamento delle sue istituzioni - a partire dal Consiglio di sicurezza delle Nazioni Unite - in modo da consentire la più ampia affermazione del metodo e della logica del multilateralismo.

I partiti politici europei sono oggi anche chiamati a svolgere un importante ruolo di integrazione dei cittadini europei nel nuovo ordine costituzionale. La consultazione elettorale europea del prossimo anno - la prima che coinvolgerà 25 Stati - costituirà la prima tappa di una reale europeizzazione del confronto politico, in cui i partiti politici europei dovranno assolvere al ruolo, ad essi assegnato dal Trattato e ribadito dalla bozza di Costituzione, di contribuire a formare una coscienza politica europea.

L'Europa fa parte del DNA dei popolari così come il popolarismo fa parte del DNA dell'europeismo. Proprio oggi ha inizio il semestre di presidenza italiano dell'Unione Europea. L'Italia è chiamata a proseguire il processo verso un futuro di stabilità, fondato su un'architettura istituzionale solida ed un'identità politica consapevole e coerente.

Molte sono le sfide ed i problemi aperti che affronterà domani mattina il Presidente del Consiglio Silvio Berlusconi. Sarà necessario, ad esempio, operare affinché l'imminente allargamento dell'Unione ad Est sia condotto secondo una linea di equilibrio e di continuità, preservando in particolare all'identità europea - anche grazie alla vocazione storica e culturale dell'Italia - la sua essenziale dimensione mediterranea.

Sono certo che a questa azione gli insegnamenti del popolarismo europeo sapranno offrire un radicamento politico e culturale forte, edificato sui grandi valori della tolleranza, dell'accoglienza, della libertà, della giustizia e della democrazia.


Pier Ferdinando Casini
Presidente della Camera dei Deputati Italiani




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