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Discorsi

up one level

Discorso del Presidente del Gruppo del PPE-DE,
Hans-Gert Poettering
al Parlamento Europeo
Mercoledi’ 23 ottobre 2002

Lavori preparatori in vista della riunione del Consiglio europeo del 24/25 ottobre a Bruxelles


Poettering (PPE-DE). – (DE) Signor Presidente, signor Presidente in carica del Consiglio, signor Presidente della Commissione, onorevoli colleghi, gli obiettivi politici illustrati in questa sede, sia dal Consiglio che dalla Commissione, attraverso il Presidente Prodi ed il Commissario Verheugen, godono del nostro illimitato sostegno. Dobbiamo comunque far presente che l’Unione europea si trova in una situazione piuttosto seria. Stando a quanto si sente, le prospettive del Vertice di Bruxelles non sono molto rosee.

Vorrei sottolineare ancora una volta, a nome del mio gruppo, che noi avevamo sempre previsto, come calendario, di concludere i negoziati entro la fine del 2002, quindi di firmare i Trattati a marzo o aprile e di formalizzare le adesioni nel 2004, in modo tale da permettere ai paesi candidati di partecipare alle elezioni europee del 2004.

Il Commissario Verheugen ha appena citato la Germania e la Francia. Concordo sull’importanza che questi due paesi siano in sintonia, ma ritengo – come il mio gruppo – che sia un grave errore politico imporre, in questo frangente, nuove condizioni per la conclusione dei negoziati, chiedendo subito un nuovo quadro finanziario per il periodo successivo al 2006, magari addirittura anticipato. Vorrei far presente che, come confermato dal collega Böge nella sua veste di esperto di bilancio, l’adeguamento delle prospettive finanziarie e, di conseguenza, lo stanziamento dei fondi necessari all’allargamento tra il 2004 ed il 2006, ai sensi dell’articolo 25 dell’accordo interistituzionale, può essere deciso solo su proposta della Commissione e con una maggioranza qualificata in sede di Consiglio, nonché con la maggioranza assoluta dei membri del Parlamento europeo, pari ad almeno tre quinti dei voti espressi.

Pertanto è chiamato in causa anche il Parlamento. Mi auguro che adesso a Bruxelles si riesca a raggiungere un accordo, come hanno affermato il Presidente del Consiglio Haarder ed il Commissario Verheugen. Infatti se tale accordo non verrà raggiunto ci sarà un protrarsi dei negoziati. Devo ribadire a nome del mio gruppo che pensiamo sia da irresponsabili prolungare i negoziati e non giungere ad una loro conclusione entro la fine dell’anno. Per questo motivo rappresenta un grave errore politico la comparsa di queste nuove condizioni adesso. Avremmo dovuto discuterne molto prima. Sarebbe drammatico se alla fine fossero i paesi candidati a pagare le conseguenze del fatto che all’interno dell’Unione europea finora non si sia riusciti a trovare un accordo.

Concordo pienamente anche con quanto ha detto il Commissario Verheugen, ovvero che i paesi candidati negli ultimi anni hanno fatto il loro dovere. Siamo noi, invece, nell’Unione europea, a non aver fatto quanto era necessario, a causa dell’indebitamento di alcuni Stati membri. Non arrivare ad alcun risultato a Bruxelles significherebbe abusare della fiducia dei paesi candidati. Invito tutti i partecipanti a trovare un accordo in quella sede e a facilitare il compito della Presidenza danese del Consiglio, in modo tale da poter concludere i negoziati prima del Vertice di Copenaghen.

Si è parlato del livello di informazione della popolazione. Non posso che sottolineare con insistenza quanto hanno affermato il Presidente della Commissione Prodi ed il Commissario Verheugen al riguardo. Commissario Verheugen, sarebbe importante per il Parlamento essere messo al corrente di come vengono effettivamente utilizzati i fondi stanziati dalla Commissione per l’attività di informazione, al fine di poter informare meglio i cittadini, che devono accompagnarci in questo cammino, sul come impieghiamo tali risorse.

A Bruxelles si parlerà anche di Kaliningrad, lo ha riferito il Presidente del Consiglio Haarder. Per noi è importante, ferma restando la necessità di risolvere i problemi di transito per la Russia e il suo grande interesse al riguardo, fare in modo che la Lituania non abbia l’impressione che da parte dell’Unione europea si voglia decidere dietro le sue spalle, ma che, anzi, il sentimento di sovranità della Lituania ne esca rafforzato. Quali che siano le decisioni adottate, alla fine dovranno ottenere il consenso della Lituania. Occorre inoltre rispettare i criteri di Schengen. Partendo da tale principio, e tenendo presente la questione della sicurezza, raccomandiamo ovviamente una certa flessibilità al fine di trovare una soluzione con la Russia.

Tuttavia non si tratta soltanto dell’accesso alla regione di Kaliningrad. Dietro naturalmente c’è la grande Russia. Esistono anche altri problemi riguardanti le frontiere. Pensiamo ad esempio al limitato traffico di frontiera tra Polonia ed Ucraina o tra Slovacchia, Ungheria ed Ucraina. La mia raccomandazione è, da un lato, di garantire la sicurezza, dall’altro di cercare soluzioni flessibili che permettano alla gente di incontrarsi su entrambi i lati della frontiera.

A Bruxelles ascolterete una relazione del Presidente della Convenzione, Valéry Giscard D’Estaing. Per il nostro partito e per l’intero gruppo del Partito popolare europeo (democratici cristiani) e dei democratici europei la sequenza temporale è chiara, lo abbiamo ribadito in occasione del nostro congresso. Noi vogliamo che la Convenzione giunga ad un risultato entro la fine di giugno del 2003, poi dovrà aver luogo una breve Conferenza intergovernativa, in modo tale che si arrivi entro la fine del 2003, sotto la Presidenza italiana, ad un Trattato di Roma o ad una Costituzione di Roma, quale trattato costitutivo dell’Unione europea. Per questo motivo invitiamo tutti i partecipanti ad essere ambiziosi e a rispettare le suddette scadenze, al fine di poter realizzare il progetto di portata storica dell’allargamento e di una Costituzione europea nei tempi che ci siamo prefissati.

E’ nostro dovere comune se vogliamo dare un buon futuro al nostro continente.

(Applausi)


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