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Discorsi


Discorso del Presidente del Gruppo del PPE-DE,
Hans-Gert Poettering
al Parlamento Europeo
Martedì, 14 Dicembre 1999

Consiglio europeo/Presidenza finlandese, Cecenia, OSCE


Poettering (PPE-DE). - (DE) Signora Presidente, signor Presidente del Consiglio, signor Presidente della Commissione, onorevoli colleghi, prima di tutto vorrei esprimere, a nome del gruppo del Partito popolare europeo (democratici cristiani) e dei democratici europei, un cordialissimo ringraziamento alla Presidenza finlandese per il lavoro svolto e la buona volontà di cui ha dato prova. Signor Presidente del Consiglio, l'attività svolta da lei personalmente, dal suo Ministro degli esteri e dal Ministro Kimmo Sasi prova come anche gli Stati membri più piccoli possano svolgere un buon lavoro, e per questo la ringraziamo in modo particolare, specialmente perché è la prima volta che la Repubblica finlandese ha assunto la Presidenza del Consiglio. Rinnovo pertanto il nostro ringraziamento e i nostri complimenti.

Chi ha partecipato al vertice, e anche lei stesso, signor Presidente del Consiglio, ha parlato di decisioni storiche. Ritengo questa definizione affrettata. Soltanto il futuro potrà mostrare se le decisioni adottate erano davvero storiche, in senso positivo, o se lo erano addirittura in senso negativo. Solo gli storici potranno dirci se Helsinki sia stato un vertice all'insegna dell'ebbrezza dell'ampliamento, con una prospettiva di riforme solo su scala ridotta, o se contribuirà veramente a rafforzare l'Unione europea e a rendere quest'Europa capace di agire anche nel XXI secolo. Speriamo che si avveri la seconda ipotesi e che il vertice di Helsinki costituisca un esempio, un simbolo del rafforzamento e della capacità d'azione dell'Europa nel XXI secolo. E' questo il nostro auspicio; ma la sua realizzazione dipenderà dai fatti, non dalle parole contenute nelle conclusioni della Presidenza.

Siamo lieti dell'avvio dei negoziati di adesione con Lettonia, Lituania, Slovacchia, Bulgaria, Romania e anche con Malta. L'Europa ora deve diventare unificarsi davvero; questa è sempre stata la politica del nostro gruppo PPE-DE.

Per quel che concerne la riforma dell'Unione europea, ecco la nostra posizione: siamo lieti che vi sia uno spiraglio per ulteriori riforme che vadano oltre i tre left over di Amsterdam e nutriamo la speranza che la Presidenza portoghese prenda le giuste iniziative. Siamo tuttavia anche preoccupati, signor Presidente del Consiglio, di dovere leggere al punto 16 delle conclusioni del Consiglio che dovrà essere esaminata in sede di Consiglio l'eventuale estensione delle votazioni a maggioranza qualificata. Si parla di eventualità! Estendere le votazioni a maggioranza non è un'eventualità, bensì di una necessità, perché l'Unione europea possa essere ampliata. Questo lo diciamo in tutta chiarezza, prima della Conferenza intergovernativa.

(Applausi)

Ci attendiamo inoltre che questa Unione europea venga dotata di personalità giuridica. Ci aspettiamo che al Parlamento europeo venga esteso il diritto di codecisione legislativa in tutte le materie. Ci aspettiamo che al Parlamento europeo venga attribuito il diritto di approvazione delle modifiche dei Trattati, e ribadiamo le proposte di Dehaene, Weizsäcker e Simons, secondo cui sarebbe giusto elaborare un trattato fondamentale e un trattato allargato, affinché i cittadini europei sappiano quali sono i livelli di responsabilità e che aspetto avrà l'Unione europea nel XXI secolo.

A proposito della Turchia: il Presidente della Commissione Prodi ha ragione quando dice che occorre un dibattito sui confini geografici dell'Unione. Secondo noi, sarebbe stato meglio condurre quel dibattito prima di conferire lo status di paese candidato alla Turchia, invece di avviarlo soltanto ora.

(Applausi)

Per quanto concerne lo status di candidato della Turchia, la maggioranza del nostro gruppo non è del tutto d'accordo. Lo stesso vale per gli altri gruppi parlamentari. Si tratta di una questione importante, e non è grave se vi sono divergenze d'opinione. Tuttavia, la grande maggioranza del mio gruppo è scettica, perché sappiamo che l'adesione della Turchia modificherà la sostanza politica, economica e culturale dell'Unione europea. Proprio perché la consideriamo un paese amico, auguriamo alla Turchia di riuscire a costruire una vera società civile, di riuscire a dare veramente un'identità alla sua popolazione di etnia curda, ovviamente all'interno dell'entità statale e della nazione turca, e speriamo che i militari turchi, legati come sono all'occidente - ed è questo il punto veramente tragico - applichino anche nella questione curda mezzi commisurati all'entità del problema, invece di tentare di sostituire il dialogo con mezzi militari quando si presentano problemi con i curdi. In breve, auguriamo alla Turchia di riuscire a costruire una vera società civile.

Ultimo punto: la politica estera, di sicurezza e di difesa. Siamo lieti di constatare che la Presidenza del Consiglio finlandese - e quindi di un paese tradizionalmente non allineato - abbia adottato un'iniziativa coraggiosa. Ma ora alle parole devono seguire i fatti. Sarebbe grave per l'Unione europea parlare di una difesa europea senza dare all'Unione i mezzi per realizzarla, rischiando addirittura di insinuare un cuneo tra noi e i nostri partner americani nella NATO. Alle parole devono seguire i fatti, perché l'Unione europea nel suo complesso diventi forte e capace di agire. L'Unione europea deve essere dotata di una politica veramente democratica, attenta ai diritti umani, perché possa rappresentare un fattore di stabilità, un elemento a favore di pace, sviluppo, diritti umani e democrazia nell'Europa del XXI secolo. E' questo il vero compito da risolvere; speriamo che Helsinki costituisca una base per farlo e che alle parole ora seguano anche i fatti.

(Applausi)



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